CAMAIORE – Emergono agghiaccianti dettagli sull’interrogatorio di Piero Moriconi, il muratore di 63 anni che nel pomeriggio di ieri (25 giugno) ha sterminato la propria famiglia a Pieve di Camaiore, uccidendo a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko, di 24.
Davanti al pubblico ministero della procura di Lucca, Elena Leone, l’uomo ha cercato di ricostruire la genesi del massacro, delineando un quadro di profondo e prolungato degrado nei rapporti familiari.
“Mio figlio era violento, mi minacciava – ha raccontato l’indagato assistito dal suo legale, l’avvocato Giacomo Fabbri – chiedeva sempre soldi, lo ha fatto anche oggi. Abbiamo litigato per questo e ho sparato a lui e a mia moglie”. Secondo la versione fornita dal 63enne agli inquirenti, la convivenza all’interno delle mura domestiche era diventata ormai insostenibile a causa di presunti problemi del ragazzo: “Mirko aveva problemi di tossicodipendenza e alcolismo. Era diventato ingestibile, tanto che dovevo persino tenere nascosti i soldi in casa”.
Un clima di esasperazione e paura che, a dire dell’omicida, stava per provocare la fine del matrimonio, ma per ragioni opposte rispetto a quelle ipotizzate in un primo momento: “Mia moglie voleva andare via e lasciarmi da solo con lui”. Rispetto invece alle forti tensioni legate all’omosessualità del 24enne e al suo desiderio di cambiare sesso – elementi emersi chiaramente anche dai vecchi sfoghi social della vittima –, l’arrestato ha liquidato la questione davanti al magistrato spiegando solo di esserne “preoccupato”.
Le dichiarazioni dell’uomo sono adesso al vaglio degli investigatori dell’Arma e della Procura di Lucca, che stanno effettuando approfonditi accertamenti patrimoniali e tossicologici per verificare la veridicità di quanto asserito dall’indagato, le cui parole vengono lette anche come un tentativo di alleggerire la contestazione della premeditazione. Una premeditazione che per gli inquirenti resta l’ipotesi più solida, considerando che il 63enne avrebbe iniziato a elaborare il piano di morte già tre settimane prima del delitto. Nel frattempo, l’intera Versilia resta avvolta nel dolore e nell’incredulità per la perdita di Kety, stimata operatrice socio-sanitaria, e di Mirko, giovane musicista molto noto e apprezzato nel mondo della ristorazione e dei locali notturni della costa toscana.
Nelle prossime ore è attesa l’udienza di convalida del fermo in carcere.
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