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Disastro colposo e incendio, condanna definitiva per l’ex ad di Ferrovie Mauro Moretti e altri dieci

ROMA – C’è voluto quasi un ventennio, ma alla fine la verità giudiziaria sulla notte più buia della Versilia ha trovato il suo sigillo definitivo. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al labirinto di ricorsi, rinvii e appelli legato alla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009.

I giudici della quarta sezione penale della Suprema Corte hanno blindato l’impianto accusatorio, respingendo le istanze dei difensori e rendendo irrevocabili le condanne emesse a Firenze nel terzo processo d’appello. Su tutte, spicca quella a 5 anni di reclusione per Mauro Moretti, ex numero uno di Ferrovie dello Stato e Rfi. Per il manager, oggi 72enne, si apriranno ora le porte del carcere per i reati di disastro ferroviario colposo e incendio. Insieme a lui, il verdetto definitivo ha colpito altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società che avevano in gestione la manutenzione di quel maledetto convoglio carico di Gpl, la cui esplosione costò la vita a 32 persone e il ferimento di oltre cento cittadini.

Il verdetto romano chiude di fatto una delle vicende processuali più tortuose d’Italia. Per arrivare a questo punto i magistrati hanno dovuto riannodare più volte i fili della catena di comando delle Ferrovie. L’ultimo tassello scritto dalla Corte d’Appello fiorentina, e ora confermato a Roma, ruotava attorno al calcolo delle pene e all’applicazione delle attenuanti generiche. Nelle motivazioni, i giudici di secondo grado avevano scolpito una frase destinata a fare giurisprudenza: “L’attività economica merita indubbiamente tutela, ma questa non può prevalere sulla tutela della vita delle persone”. Da qui la decisione di applicare uno sconto minimo – di appena un nono sulla pena base – ritenendo il risarcimento milionario alle famiglie delle vittime un atto “tardivo e operato da un soggetto terzo”, non idoneo a cancellare o mitigare la “gravità eccezionale delle condotte accertate”.

La reazione del collegio difensivo dell’ex ad è stata durissima e immediata. “Sono indignata da questa sentenza perché profondamente ingiusta”, ha tuonato l’avvocata Ambra Giovene subito dopo la lettura del dispositivo a piazza Cavour. “È un esito iniquo per le persone che ne vengono travolte, per alcune delle quali significa finire in cella per un reato colposo. L’ingegnere Moretti non è colpevole, lo dicono le carte”.

La stessa legale ha comunque già annunciato la prossima mossa: non appena l’iter lo consentirà, verrà depositata un’istanza formale per richiedere la concessione degli arresti domiciliari, facendo leva proprio sull’età avanzata dell’ex manager e sulla natura colposa del reato. Ma intanto, a diciassette anni da quel drammatico lunedì d’estate, la giustizia ha scritto la sua parola fine.

REDAZIONE

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