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Dall’agricoltura al vino fino all’industria: preoccupazione unanime per i dazi imposti dagli Usa

FIRENZE – C’è un tema su tutti nell’agenda economica toscana. Ed è quella sui dazi introdotti da Donald Trump nei confronti delle merci dell’Unione Europea. 

Un tema che chiama tutti all’ordine. A partire dalla Regione Toscana. A parlare è Stefania Saccardi, assessora all’agricoltura e vicepresidente della Regione, a margine dell’assemblea Agci.

“I dazi – ha detto – sono sicuramente un elemento di grande preoccupazione, se si considera che per noi, per il settore dell’agroalimentare, il mercato degli Stati Uniti è mercato importantissimo, soprattutto per olio e vino che trovano negli Stati Uniti il primo mercato in assoluto”.

La preoccupazione non è solo nell’alta gamma: “Nel vino – ha spiegato – esportiamo anche una quantità molto importante di vini di costo medio, e questo inciderà in modo pesante, quindi, su piccole e medie imprese. Ci auguriamo che l’Europa prenda una posizione forte su questo, che il nostro governo si allinei all’Europa aprendo un ragionamento e prendendo una posizione di contrasto forte”.

Il problema, infatti, è anche quello dell’Italian Sounding, quindi dei prodotti che non sono italiani, ma che vanno a copiare e a richiamare i nomi italiani senza esserlo.

Non a caso i più preoccupati sono nel settore del vino.

“Prendiamo atto con rammarico della decisione del presidente degli Stati Uniti sui dazi, ma non possiamo permetterci di restare fermi. È il momento di rafforzare la nostra presenza in nuovi mercati, a partire dal Sud America, dove l’accordo con il Mercosur può aprire grandi opportunità per il nostro vino. Allo stesso tempo, dobbiamo investire in Asia e iniziare a promuoverci in Africa e India per diversificare le nostre esportazioni e ridurre la dipendenza dagli Usa”. A dirlo è Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, commentando la decisione del presidente Trump di imporre dazi del 20% sui prodotti europei, tra cui il vino. Una misura che rischia di penalizzare pesantemente le esportazioni italiane negli Stati Uniti, ma che secondo Busi può diventare un’occasione per ripensare le strategie commerciali del settore.

“L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur – dice Busi – deve diventare una priorità assoluta. L’Europa ora deve essere rapida nel rendere operativo questo trattato, perché è un modo per dare prospettive nuove alle aziende europee e nel caso del Chianti anche a tutto ciò che la presenza delle nostre aziende rappresenta: cultura, cura dell’ambiente, valorizzazione delle aree interne. Mercati come Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay rappresentano un’opportunità concreta per il nostro export.”

Ma il Sud America non è l’unica direzione su cui puntare. “Anche l’Asia offre prospettive enormi per il vino italiano. Dobbiamo investire su Cina, Giappone, Vietnam e Thailandia, mercati con un crescente interesse per i nostri prodotti. Allo stesso tempo /dobbiamo iniziare a farci conoscere in Africa e India, aree in cui il consumo di vino sta crescendo e dove possiamo costruire nuove opportunità commerciali.”

L’appello di Busi è chiaro: “Le istituzioni europee devono muoversi con decisione per aprire nuove vie all’export del vino italiano. Se i dazi Usa impongono un cambio di rotta, allora dobbiamo sfruttare al meglio le alternative a nostra disposizione”.

Non manca ironia a Coldiretti Toscana: “Sono dazi amari per il Made in Tuscany a tavola – commenta l’associazione di categoria -Il dazio doganale al 20% su tutti i prodotti agroalimentari porterà a un rincaro da almeno 200 milioni per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese regionali, oltre ad incrementare il fenomeno delTuscany Sounding che negli Stati Uniti vale 2 miliardi di euro. Al calo delle vendite va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni, da calcolare filiera per filiera, legato all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati”.
“L’introduzione dei dazi su vino, olio, formaggi ed in generale su tutto il paniere agroalimentare avrà inevitabili contraccolpi sia per le imprese esportatrici sia per i consumatori su cui ricadranno gli aumenti. – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana – La logica dei dazi e controdazi ha dimostrato nel tempo di essere miope e controproducente per tutti: rischia di rallentare la crescita, aumentare l’inflazione e generare un clima di instabilità e sfiducia. È una guerra commerciale inutile e dannosa. Questo però, per l’Europa, deve essere il tempo della prudenza e della diplomazia evitando reazioni smisurate o di pancia. Se c’è un margine per trattare, l’UE deve farlo”.
L’America è un mercato strategico per il Made in Tuscany che nel 2024 ha superato il miliardo di euro con una crescita su base decennale del 128%. Con quasi un prodotto su tre (27%) è il l’area commerciale più importante dopo il mercato Europeo. Olio e vino sono i prodotti più richiesti con poco più di 900 milioni di euro.

“Il vino toscano ha una forte vocazione all’export e continuerà a essere un punto di riferimento sui mercati internazionali, nonostante le nuove barriere tariffarie imposte dagli Stati Uniti. Tuttavia, l’introduzione dei dazi americani avrà un impatto significativo su un settore strategico per l’economia e per l’occupazione regionale: infatti attualmente, circa il 37% delle vendite totali di vino toscano avviene nel mercato americano, per un valore complessivo di circa 400 milioni di euro”. A dirlo è Francesco Colpizzi, presidente della federazione vitivinicola regionale toscana. 

Non vogliamo creare allarmismi, ma è innegabile che questi dazi penalizzeranno le nostre esportazioni – continua Colpizzi –. I grandi vini toscani di fascia alta subiranno un impatto più contenuto, poiché rientrano nel segmento del lusso e i loro acquirenti sono meno sensibili alle variazioni di prezzo. Maggiori difficoltà, invece, si prevedono per i vini di fascia media, che hanno comunque un eccellente qualità ma un prezzo competitivo”

Con questi dazi l’Italia non perde competitività rispetto agli altri paesi produttori di vino europei – continua Colpizzi – perché i dazi sono stati attribuiti a tutti i paesi europei in modo uguale, ma piuttosto rischia di perdere competitività con paesi come Argentina e Cile, che hanno dazi minori e costi della produzione molto inferiori ai nostri. Non credo invece che possa esserci uno spostamento di consumi interni al mercato americano verso prodotti lesivi della proprietà intellettuale che richiamano nel nome prodotti italiani ma non sono italiani, i cosiddetti Italian Sounding. Infatti, ci sono già centinaia di vini di questo tipo ma si tratta di prodotti di scarsa qualità. La nostra forza è che possiamo puntare su dei nomi di denominazione di origine molto importanti, e siamo in grado di consolidare attraverso la nostra qualità i rapporti commerciali con gli Stati Uniti d’America”.

“Come Confagricoltura Toscana ci impegneremo a individuare soluzioni e rimedi – conclude Colpizzi – tenendo conto che ora occorre molta razionalità e che l’Unione Europea, al netto delle dichiarazioni, non deve rispondere con ripicche e ritorsioni inutili ma concentrarsi su un negoziato efficace. Nel frattempo, il nostro governo dovrà sostenere le imprese vitivinicole con strumenti di finanza agevolata per l’internazionalizzazione, per rafforzare la presenza sui mercati internazionali, esplorando,  nuove opportunità di crescita e consolidamento, anche attraverso gli enti di emanazione del ministero degli esteri”.

Anche l’industria è preccupata. A parlare, fra gli altri, Daniele Matteini di Confindustria Toscana Nord: “Quanto si temeva è avvenuto: i dazi ventilati dal presidente Trump sono una realtà, per quanto ancora da approfondire in tutti i loro aspetti applicativi e quindi nei loro effetti più o meno forti sulle merci esportate verso gli Usa. In riferimento all’area Lucca-Pistoia-Prato gli USA pesano per l’8% del valore totale delle esportazioni, pari a 700 milioni di euro. Il 40% di questi è rappresentato dalla meccanica (macchine, apparecchi, mezzi di trasporto), il 23% dalla moda (abbigliamento, calzature, prodotti tessili), il 15% dagli alimentari, il 6% dalla carta e altrettanto da lavorazioni di prodotti non metalliferi”.
“Il mercato statunitense è quindi rilevante per il nostro territorio – spiega – e gli effetti dei dazi Usa potrebbero farsi sentire in maniera significativa. Concordo con quanto rilevato da molti commentatori: il rischio più serio è di una vera e propria strozzatura degli scambi internazionali, innescata dai dazi Usa e alimentata da quelli che verranno verosimilmente stabiliti dagli altri paesi in un’ottica, che potrebbe essere non in tutti i casi raccomandabile, di reciprocità. Il consumatore americano avrà verosimilmente problemi ad acquistare prodotti di importazione con prezzi maggiorati, ma anche il consumatore europeo o di altre parti del mondo potrebbe trovarsi nella stessa difficoltà. Certi meccanismi sono delicati e impattano oltretutto non solo in maniera diretta sul consumatore finale e sulla domanda di prodotti, ma sulle intere catene di produzione, incluse quelle statunitensi. I dazi sui semilavorati e sulle materie prime, in particolare, vanno a danneggiare le produzioni del paese importatore: qualche voce di organizzazioni di produttori americani si è già levata per evidenziare i pericoli del nuovo regime daziario”.

“Ribadisco quanto ho già avuto occasione di dire – conclude Matteini – le norme in materia commerciale dovrebbero favorire gli scambi, non ostacolarli. La crescita dell’economia mondiale – di tutti i paesi, più o meno sviluppati che siano – è favorita da una circolazione delle merci libera e rispettosa delle regole del commercio internazionale, senza barriere tariffarie che limitino e distorcano i flussi. Quanto stanno facendo gli Usa non è costruttivo dal punto di vista economico: al contrario, rischia di essere gravemente deleterio per tutti, inclusi gli stessi Usa”.

“L’imposizione di dazi sui prodotti agroalimentari europei, in particolare sul vino, da parte dell’amministrazione Usa rappresenta un grave danno per l’economia toscana. La nostra regione ha sempre avuto un forte legame commerciale con gli Stati Uniti: colpire il settore vitivinicolo significa mettere in difficoltà non solo le imprese, ma anche l’intera filiera produttiva e distributiva che in Toscana dà lavoro a decine di migliaia di persone”. Così Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Toscana, commenta le decisioni del presidente Usa Donald Trump riguardo ai dazi sui prodotti agroalimentari europei.

Il protezionismo – dice Baragli – non giova a nessuno e rischia di compromettere relazioni economiche consolidate, con ripercussioni negative su entrambe le sponde dell’Atlantico. Confidiamo in un’azione diplomatica efficace da parte dell’Italia e dell’Europa che tuteli le nostre imprese e i lavoratori del settore vitivinicolo, preservando un comparto che rappresenta non solo un pilastro dell’economia toscana, ma anche un simbolo della nostra tradizione e cultura”.

Siamo di fronte a una sfida che non possiamo sottovalutare. Le nostre cooperative hanno già dimostrato grande resilienza di fronte al peso del conflitto tra Russia e Ucraina e delle tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi energetici, il calo delle vendite e le conseguenze dei cambiamenti climatici – conclude Baragli – Questi dazi possono essere colpo letale ad anni di lavoro e investimenti. Il mercato americano è fondamentale per il nostro vino, e perdere competitività significherebbe lasciare spazio a prodotti concorrenti o, peggio, a imitazioni che sfruttano l’immagine del Made in Italy senza garantirne la qualità. È il momento di agire con decisione per difendere le nostre imprese e il lavoro di migliaia di persone. È un appello che rivolgiamo al governo italiano e in particolare all’Unione Europea”.

REDAZIONE

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