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Iran, Trump: “Grande accordo, presto il testo. A Hormuz nessun pedaggio”

(Adnkronos) – Quello firmato con l’Iran è un “accordo giusto”, “un buon accordo”, “un grande accordo”. Parola del presidente americano Donald Trump, a Evian per il G7, dove ha colto l’occasione per smentire le indiscrezioni secondo cui Washington investirà fino a 300 miliardi di dollari nella Repubblica Islamica, definendo le news “ridicole”. Intanto, “entro un paio di giorni” il tycoon promette che renderà pubblico il testo integrale del memorandum, lasciando intendere che potrebbe leggerlo integralmente davanti alle telecamere per evitare, a suo dire, interpretazioni distorte. 

Parlando durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a margine del vertice in Francia, Trump ha spiegato di volere “una cornice formale” per diffondere il documento. “Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo”, ha affermato, sintetizzando quello che considera il punto centrale dell’intesa, ossia che “l’Iran non avrà mai un’arma nucleare”. 

Trump ha poi precisato che potrebbe convocare una conferenza stampa per illustrare il documento “parola per parola”. Il presidente americano ha quindi annunciato che invierà al Congresso il testo per una revisione. 

Poi la rassicurazione su Hormuz, che “sarà completamente riaperto a partire da venerdì”, giorno della firma dell’intesa a Ginevra. Per le navi che attraverseranno lo Stretto, ha sottolineato il presidente, “non ci saranno pedaggi” mentre “l’Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento” 

In attesa della firma, il leader Usa è intanto tornato a lanciare il monito a Teheran: “Tutto l’inferno gli cadrà addosso se l’Iran provasse ad avere un’arma nucleare”. Trump ha spiegato inoltre che quella che spinge gli Stati Uniti a voler prendere possesso dell’uranio iraniano arricchito a livelli prossimi a quelli per uso militare è una questione “psicologica”  

“Andremo a prenderlo, ma andarlo a prendere è una questione importante perché dicono che solo la Cina e noi abbiamo le attrezzature necessarie per estrarlo. L’intera montagna è crollata”, ha detto il tycoon. “Si potrebbe obiettare: perché ci stiamo dando pena? Perché non è poi così prezioso. Ma credo che, psicologicamente, lo desideriamo”, ha aggiunto. 

 

Gli Stati Uniti, ha spiegato intanto il vice ministro degli Esteri di Teheran Majid Takht-Ravanchi, avrebbero rimosso il blocco navale imposto per circa due mesi sui porti iraniani in vista della firma del memorandum d’intesa.  

“La revoca del blocco era qualcosa che avevamo sottolineato fin dall’inizio. Ora è iniziata e il blocco è stato revocato prima della firma formale” dell’intesa, ha dichiarato. Già lunedì sera i media della Repubblica islamica avevano dato notizia che “tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l’Iran” avevano superato il blocco navale. 

“La guerra deve finire su tutti i fronti, compreso il Libano”, ha quindi ammonito il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo aver parlato con il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa iraniana Mehr, Berri ha anche chiesto il ritiro delle truppe israeliane dal Libano. 

 

Gli Stati Uniti consentiranno all’Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti subito dopo la firma, offrendo a Teheran un primo e significativo incentivo economico per consolidare la tregua e proseguire i negoziati. A rivelarlo sono fonti informate, citate dal Wall Street Journal, secondo le quali le deroghe alle sanzioni sulla vendita di greggio comprenderanno anche i servizi necessari a facilitare le esportazioni, tra cui operazioni bancarie, assicurative e di trasporto marittimo. Il Wsj evidenzia che si tratta di una delle concessioni più rilevanti accordate finora da Washington alla Repubblica islamica. 

Un alto funzionario americano ha precisato che l’allentamento immediato dalle sanzioni riguarderà esclusivamente il commercio petrolifero, mentre un alleggerimento più ampio delle misure restrittive dipenderà dal rispetto degli impegni richiesti dagli Stati Uniti, inclusi la riapertura dello Stretto di Hormuz e i progressi sul programma nucleare. Teheran, ha aggiunto, non avrà invece accesso immediato ai miliardi di dollari di fondi congelati all’estero. 

Un primo effetto dell’accordo potrebbe essere già emerso nelle ultime ore. L’organizzazione United Against Nuclear Iran ha riferito che una superpetroliera iraniana carica di greggio ha lasciato il porto di Chabahar e sta navigando nel Golfo dell’Oman con il transponder acceso, una circostanza che non si verificava dall’avvio del blocco navale statunitense. 

 

Da Israele trapela intanto il timore che l’Iran possa sfruttare i 60 giorni di negoziati previsti dall’intesa con gli Usa per procedere con il suo programma nucleare e fare progressi verso la costruzione dell’arma nucleare, quanto riferisce Channel 12 citando alti funzionari del governo israeliano. Secondo l’emittente, la valutazione di Israele è che il leader supremo Mojtaba Khamenei non ha intenzione di raggiungere un accordo finale sul nucleare ed ha approvato il memorandum di intesa principalmente per aprire lo stretto di Hormuz e alleviare la situazione economica del regime. 

Ufficiali della Difesa israeliana hanno quindi avvisato che Teheran “trascinerà il processo e i 60 giorni di negoziato si trasformeranno in qualcosa di molto” più lungo, continua Channel 12. Un’altra fonte ha affermato che sarebbe stupito se Teheran non usasse “tutti i suoi sforzi e trucchi per accorciare i tempi della svolta sul nucleare, usando la copertura dei negoziati”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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