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Crolli sfiorati, aule sauna e cantieri lumaca: in che condizioni sono le scuole italiane?

Immaginate di avere a disposizione ben 14 miliardi di euro per rimettere a nuovo le scuole dei vostri figli, ma di scoprire che a distanza di anni quasi una scuola su tre ha ancora soffitti o impianti da sistemare con massima urgenza. È questa la realtà fotografata dalla ventiseiesima edizione del rapporto “Ecosistema Scuola” di Legambiente, che ha passato ai raggi X 7.188 edifici comunali e l’impatto dei fondi Pnrr aggiornati a giugno 2026.

La buona notizia è che le certificazioni di sicurezza e l’uso di energie pulite stanno lentamente aumentando. La nota dolente, invece, è che l’Italia viaggia a due velocità abissali: mentre al Nord gli investimenti corrono, al Sud e nelle Isole più di una scuola su due affoga nelle emergenze manutentive. Ma il dato più emblematico riguarda le strutture del futuro: delle 206 nuove scuole previste dal Pnrr per sostituire i vecchi plessi, ad oggi ne sono state completate soltanto 4 in tutta Italia (appena l’1,9%), mentre sei cantieri su dieci restano aperti.

Aule sauna e climatizzatori: è emergenza caldo

Con l’allungamento della bella stagione e le ondate di calore sempre più frequenti già a maggio e giugno, il benessere termico dentro le classi è diventato un’emergenza quotidiana per studenti e docenti. Il report di Legambiente ha così monitorato la presenza dei sistemi di raffrescamento: su un campione di 52 Comuni (3.809 edifici analizzati), appena il 15,7% degli istituti dispone di aule dotate di condizionatori o pompe di calore.

Di fronte a classi trasformate in vere e proprie “saune”, l’annuncio del Ministero dell’Istruzione e del Merito di stanziare 20 milioni di euro per l’acquisto di condizionatori e ventilatori rischia di rivelarsi un semplice cerotto emergenziale. Il problema, evidenzia Legambiente, è strutturale: oltre due scuole su tre (il 67,5%) appartengono alle classi energetiche più energivore (E, F e G), con la sola classe G che raccoglie il 36,6% degli edifici su scala nazionale, schizzando al 59,1% nel Sud e all’83,3% nelle Isole. Riempire di condizionatori edifici privi di isolamento termico e cappotto rischia solo di far schizzare alle stelle i costi delle bollette e le emissioni, senza risolvere l’invivibilità delle aule se non si investe in coibentazione, schermature solari e verde scolastico.

Emergenza caldo e apertura scuole, cresce la preoccupazione e si fa largo l’ipotesi 1° ottobre

Tra agibilità mancanti e controlli anti-terremoto rinviati

Quando la mattina suona la campanella per 1,27 milioni di studenti, quanti di loro varcano la soglia di un edificio perfettamente a norma? I numeri dicono che il certificato di agibilità è presente solo nel 53,5% delle scuole italiane. Il dato si trasforma però in un’autentica lotteria geografica: se nelle regioni del Nord si supera il 71% di edifici in regola, scendendo al Sud si crolla al 31,6% e nelle Isole si tocca il fondo con appena un quarto dei plessi a norma.

Non va meglio sul fronte della prevenzione sismica. Più di un terzo degli istituti monitorati si trova in zone ad alto rischio terremoto, eppure il 57,2% delle scuole non è mai stato sottoposto alla verifica di vulnerabilità sismica prevista dalla legge. Nelle Isole questo controllo manca addirittura in oltre tre scuole su quattro. La risposta istituzionale a questi ritardi? “A preoccupare è il ricorso sistematico alle proroghe per il completamento delle procedure e degli interventi – scrive Legambiente -. Emblematico è il caso del Decreto di proroga del termine di aggiudicazione definitiva degli interventi di adeguamento degli edifici scolastici alla normativa antisismica finanziati con il decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito 11 dicembre 2024, n. 254 (Piani 2023-2025), emanato il 7 luglio 2026, che ha disposto un ulteriore slittamento del termine per l’aggiudicazione definitiva dei lavori dal 13 luglio al 13 ottobre 2026. ha fatto slittare in autunno i termini per l’aggiudicazione dei lavori antisismici”.

Com’è possibile che le scuole più bisognose di cure siano anche quelle su cui gli enti locali riescono a spendere di meno? È il grande paradosso italiano messo a nudo dalla ricerca. Per la manutenzione straordinaria dei singoli edifici, i Comuni del Nord spendono in media oltre 54 mila euro all’anno e il Centro più di 41 mila euro. Al Sud, invece, la spesa reale crolla ad appena 4.527 euro per scuola e nelle Isole si ferma sotto i 10 mila euro. Il risultato è che la forbice tra scuole di serie A e scuole di serie B continua ad allargarsi.

Mense introvabili, tempo pieno a ostacoli e il bilancio dei cantieri Pnrr

Vivere la scuola non significa però soltanto stare seduti al banco, ma anche poter mangiare a mensa, fare sport e spostarsi in sicurezza. Se al Nord quasi l’89% degli edifici offre la mensa scolastica e oltre il 41% delle classi garantisce il tempo pieno, nelle Isole la mensa c’è solo in una scuola su quattro e le classi a tempo pieno superano di poco il 10%. La conseguenza è pesante: alla fine delle elementari, un bambino delle Isole ha ricevuto oltre 2.000 ore di formazione in meno rispetto a un suo coetaneo del Centro-Nord.

A questa paralisi infrastrutturale doveva rimediare la pioggia di finanziamenti del Pnrr. Ma a che punto sono davvero i cantieri? L’analisi dei dati evidenzia due realtà ben distinte:

  • I lavori di riqualificazione e gli interventi sulle palestre procedono con oltre il 35-40% dei progetti già conclusi.
  • Sulle nuove scuole, invece, quasi sei cantieri su dieci (il 58,7%) sono ancora aperti e in lavorazione, con appena l’1,9% delle opere completate.
  • Sugli asili nido e scuole dell’infanzia, quasi la metà dei progetti (il 45,5%) è ancora in corso di esecuzione, con il Sud che vede oltre il 53% dei cantieri tuttora in lavorazione.

Le proposte di Legambiente

Di fronte a questa radiografia, i vertici di Legambiente chiedono un cambio di rotta immediato. Stefano Ciafani, presidente nazionale dell’associazione, ha sottolinea come il Pnrr sia un’occasione gigantesca che rischia di rimanere incompiuta se non si affiancano risorse ordinarie, stabili e programmabili nei bilanci dello Stato, anziché rincorrere costantemente i bandi d’emergenza. Gli fa eco Claudia Cappelletti, responsabile scuola, ricordando che la mappa dei servizi scolastici coincide purtroppo ancora con la mappa delle disuguaglianze e che dopo il Pnrr serviranno politiche continue per evitare che i cantieri si fermino di nuovo.

Per uscire dall’impasse, Legambiente propone cinque mosse concrete: rendere pubblica e trasparente l’Anagrafe dell’edilizia scolastica per permettere alle famiglie di verificare lo stato degli istituti, riattivare l’Osservatorio permanente sull’edilizia scolastica, varare un piano straordinario contro il rischio sismico e per l’adattamento climatico, lanciare i Patti Educativi di Comunità con il Terzo Settore e sfruttare il calo demografico per trasformare le scuole in hub culturali e sociali aperti anche nel pomeriggio.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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