Riassume, rielabora, scrive al posto tuo e ti risolve pure il problema di matematica. L’intelligenza artificiale oramai può fare quasi un po’ tutto. Lo sanno bene gli studenti italiani che ogni giorno usano almeno un chatbot per mettere in ordine gli appunti, fare ricerche, spesso anche fargli scrivere al loro posto un testo o un tema. Dall’altro lato della cattedra, però, i docenti non sembrano essere da meno e, tra chi si costruisce la scaletta per la lezione di letteratura e chi prepara le slide con qualche programma ad hoc, c’è chi potrebbe dovergli anche lasciare il posto. Parliamo di Sally, la prof-robot dalle sembianze umane che ha attirato l’attenzione di tutto il mondo. E tra esperti e professionisti del settore, la questione è un problema da affrontare con serietà. Ma andiamo con ordine.
L’intelligenza artificiale nelle scuole italiane
Nelle aule italiane l’intelligenza artificiale è ormai una presenza fissa, parte integrante della routine di studio quotidiana dei nostri ragazzi. Secondo i più recenti dati Ocse Pisa, il 47% degli studenti del Bel Paese ha dichiarato di utilizzare chatbot basati sull’Ai a supporto del proprio apprendimento almeno una volta alla settimana, una percentuale in linea con media del 46% negli altri Paesi dell’area Ocse.
L’Ai è usata per svolgere ricerche preliminari su nuovi argomenti dal 39% degli studenti italiani; il 36% la usa per fare sintesi; il 30% per elaborare dei testi e effettuare compiti di scrittura. A riprova di quanto lo strumento si sia diffuso tra i banchi, solo un ristretto 9% degli studenti italiani dichiara di non aver mai o quasi mai utilizzato i chatbot per le attività scolastiche.
Ma se a usarla fossero i docenti, o peggio, venissero sostituti dall’Ai?
Il caso “Sally” e la rivolta a New York
Ma l’intelligenza artificiale può davvero sostituire gli insegnanti? Mentre in Italia si dibatte sui rischi educativi di tale strumento, negli Stati Uniti si è provato a spingersi oltre, dando all’algoritmo un corpo antropomorfo. Nel distretto scolastico di Salamanca City (New York), il sovrintendente Mark Beehler ha acquistato un robot umanoide di nome Sally per quasi 58.000 dollari, destinato al supporto in matematica e scienze per circa 1.400 studenti.
Il design dell’androide era stato affidato agli stessi studenti: scartata l’ipotesi di una semplice testa robotica giudicata “inquietante”, i ragazzi avevano optato per un robot completo con le sembianze di una ragazza tra i 16 e i 24 anni, con “capelli scuri e un’indole solare”.
L’iniziativa ha però scatenato un’ondata di polemiche. La commissaria all’istruzione dello Stato di New York, Betty A. Rosa, e la presidente del sindacato insegnanti NYSut, Melinda Person, sono intervenute denunciando i rischi legati alla privacy dei minori e alla salvaguardia della relazione umana docente-studente. A scaldare ulteriormente gli animi è stata la scoperta che la società produttrice dell’umanoide, Realbotix, è collegata a un’azienda che fabbrica bambole sessuali robotiche. Il sovrintendente è ricorso immediatamente alle rassicurazioni: ha chiarito che il robot non fosse un “Terminator” né un sostituto dei docenti e, per la sicurezza di tutti, il programma è stato ufficialmente messo in pausa.
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L’allarme del pedagogista
Se che gli studenti usano gli algoritmi per i compiti ci sembra ormai già normale, la tentazione di portare l’Ai anche dalla parte della cattedra preoccupa di più. Commentando la comparsa su un quotidiano nazionale di una pubblicità che invitava gli insegnanti a usare l’Ai per redigere i propri schemi di lezione, il pedagogista Daniele Novara ha definito questa prospettiva “agghiacciante”.
Secondo Novara, l’obiettivo malcelato dei promoter della tecnologia è quello di proporre l’Ai come un succedaneo della figura docente, appiattendone la funzione strettamente educativa e organizzativa. Il pedagogista ha richiamato l’esperienza della Didattica a distanza, imposta nel periodo della pandemia, ricordando che la vera scuola non è un mero “assorbimento di contenuti”, ma un’“esperienza di vita”.
“Palesemente – ha spiegato il pedagogista Daniele Novara -, i guru dell’intelligenza artificiale vogliono sopprimere tutto questo per desertificare la capacità immaginativa, creativa e progettuale del cervello umano, che, una volta spento nelle sue funzioni euristiche, rischia di spegnersi anche su tutto il resto”.
L’integrazione dell’Ai nel mondo della scuola pone interrogativi profondi sia in Italia sia all’estero. Ma il pedagogista è convinto: “Ribellarsi e rifiutarsi a questo scenario è allora compito degli operatori della scuola, dei pedagogisti, degli educatori, di tutti quelli che hanno a cuore l’apprendimento e la scuola come comunità di apprendimento. Siamo dentro una sfida, una battaglia non violenta, cruciale non solo per la scuola ma per il nostro futuro: se l’intelligenza umana con tutti i suoi corollari è davvero ancora rilevante o se stiamo entrando in un mondo in cui ciò che conterà sarà purtroppo ben altro”.
Tra chi sfrutta i chatbot per velocizzare lo studio quotidiano e chi invoca la difesa della scuola come comunità viva di relazioni e pensiero critico, il confine tra supporto tecnologico e impoverimento educativo resta il vero terreno di scontro del futuro: il tutto, all’ombra della minaccia della “sostituzione”.
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Giovani
content.lab@adnkronos.com (Redazione)


