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Dal 730 alla rottamazione: dopo la pausa riparte anche il Fisco

(Adnkronos) – Per i più le ferie sono finite e tornano a pieno regime anche gli appuntamenti con il Fisco. 

Se il periodo di agosto è stato caratterizzato da un calendario di adempimenti più blando, per effetto della tregua prevista per le prime tre settimane del mese, a settembre si riparte con due importanti appuntamenti. 

In primis la scadenza del modello 730. L’adempimento interessa in particolare i dipendenti e i pensionati. 

La data del 30 settembre segna anche il nuovo appuntamento con la rottamazione delle cartelle. Chi ha aderito alla quinquies sarà alla cassa per la seconda rata, o per la prima se ha saltato la scadenza di luglio. 

Entro fine ottobre, poi, i titolari di partita IVA sono invece chiamati ad esprimersi sulle proposte di concordato elaborate dall’Agenzia delle Entrate. 

Modello 730: battute finali per dipendenti e pensionati
 

È il 30 settembre la data da segnare in calendario per chi non ha ancora presentato il modello 730/2026. Come ogni anno la fine del mese segna il termine ultimo per l’invio della dichiarazione dei redditi in versione semplificata, che a differenza del modello Redditi prevede tempistiche più veloci per l’erogazione dei rimborsi IRPEF spettanti. 

Il modello 730 precompilato consente a dipendenti e pensionati di procedere in autonomia, anche mediante la possibilità di avvalersi di un percorso semplificato che, a partire dalle diverse categorie di dati e spese da inserire in dichiarazione, permette di visionare, modificare e caricare ulteriori informazioni rispetto a quelle già predisposte dall’Agenzia delle Entrate. 

Ovviamente la via della precompilata non è l’unica a disposizione. Resta operativo il canale di trasmissione mediante il supporto di CAF e intermediari. La scelta dipende anche dalla propria specifica situazione e dal grado di complessità dei redditi da dichiarare, così come dalle somme da richiedere a rimborso. Da sottolineare il fatto che più l’invio è vicino alla scadenza più si allungano i tempi per l’eventuale rimborso. 

Vale la pena evidenziare che superata la scadenza del 30 settembre resta possibile utilizzare il modello Redditi, entro il 31 ottobre, per adempiere all’obbligo dichiarativo senza l’applicazione di sanzioni. 

Rottamazione delle cartelle: il calendario della pace fiscale
 

Nel calendario della rottamazione delle cartelle non fa eccezione neanche il mese di agosto: oltre all’ultima chiamata per chi doveva versare la rata della rottamazione quater e le somme dovute per la quinquies in un’unica soluzione prevista a inizio mese, anche a fine agosto ci sono pagamenti in programma. 

La scadenza interessa in particolare tutti i cittadini e le cittadine che si trovano nelle zone dell’Emilia Romagna, delle Marche e della Toscana colpite dalle alluvioni che si sono verificate nel 2023 e che seguono una tabella di marcia differita per la rottamazione quater. 

Entro il 31 agosto dovranno effettuare il pagamento della dodicesima rata prevista dal piano 

Il calendario, poi, riprende a pieno regime da settembre. In autunno, infatti, c’è la prima importante prova dei fatti per tutti coloro che hanno aderito alla rottamazione quinquies. Chi non ha pagato entro il 31 luglio la prima rata del piano può rimediare entro il 30 settembre, grazie alla regola della decadenza solo dopo due mancati appuntamenti. Ma i pagamenti non si possono rimandare ulteriormente, pena la perdita del beneficio. 

A ottobre, invece, diventerà pienamente accessibile anche la rottamazione locale: chi si trova nelle regioni e nei comuni che hanno scelto di dare la possibilità ai contribuenti di sanare in maniera agevolata i debiti relativi a bollo auto, IMU, TARI, multe stradali potrà presentare domanda a partire dal 16 ottobre e fino alla scadenza del 15 dicembre. 

A fine novembre, poi, il nuovo appuntamento con il pagamento delle rate, sia della quater che della quinquies. 

 

 

 

C
oncordato preventivo biennale 2026/2027, aderire o no? È tempo di scelte
 

Passato settembre, ottobre è il mese delle partite IVA. Sarà un mese decisivo per i soggetti ISA chiamati a scegliere se aderire o meno al concordato preventivo biennale per il periodo 2026/2027, valutando attentamente pro e contro dell’accettazione del patto con il Fisco. 

I titolari di partita IVA soggetti ISA saranno chiamati ad effettuare questa importante scelta entro il prossimo 31 ottobre 2026 (termine che cadendo di sabato sarà ulteriormente differito in automatico al 2 novembre) potendosi trovare in tre situazioni diverse: 

● aderire per la prima volta; 

● rinnovare l’adesione al nuovo biennio di concordato preventivo 2026-2027; 

● non rinnovare o non concordare nulla. 

L’adesione al concordato permette ai titolari di partita IVA di accedere ai benefici premiali ISA, così come di stoppare per il biennio le principali tipologie di accertamento. 

Tra i vantaggi del concordato c’è in primis la possibilità di calcolare in anticipo le imposte dovute sulla base del reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate, beneficiando di una flat tax dal 10 al 15 per cento graduata in base al punteggio ISA conseguito. 

Se si guadagna più del previsto, le somme eccedenti non saranno tassate. Stessa cosa tuttavia in caso di redditi effettivi inferiori al piano concordato. 

Con il fine di avvicinare al patto fiscale anche le partite IVA meno affidabili agli occhi del Fisco debuttano nuovi limiti all’aumento del reddito da parte del Fisco. Le proposte di concordato preventivo biennale 2026/2027 non potranno superare due nuove soglie: 

● del 30 per cento, per le partite IVA che nel periodo d’imposta precedente presentano un punteggio ISA pari o superiore a 6 ma inferiore a 8; 

● del 35 per cento, per le partite IVA che, nello stesso periodo, hanno conseguito un punteggio ISA da 1 a 6. 

I tetti alle proposte di concordato per gli “inaffidabili” agli occhi del Fisco si affiancano ai limiti già previsti per le partite IVA con punteggio elevato, e quindi con un grado di affidabilità fiscale superiore alla sufficienza. 

Alle regole già messe nero su bianco si affiancano le novità del Decreto Omnibus. Con il fine di favorire i rinnovi, torna in campo il meccanismo del ravvedimento speciale. Potranno beneficiare della regolarizzazione agevolata del pregresso, per gli anni dal 2000 al 2023, i titolari di partita IVA che già avevano aderito al patto con il Fisco per il biennio 2024/2025 e che confermeranno la propria scelta. 

economia/fisco

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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