STAZZEMA – Una folla di cittadini, associazioni e autorità hanno accolto i due leader politici invitati alla commemorazione dell’82esimo anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema.
Entrambi, prima il presidente Giuseppe Conte e dopo il vicepresidente del consiglio dei ministri e ministro degli esteri Antonio Tajani, sono scesi sulla piazza della chiesa di Sant’Anna di Stazzema accolti da tanti giornalisti e cittadini, per poi incamminarsi a piedi per salire a Col di Cava al Sacrario dove si sono svolte le orazioni ufficiali dopo che il generale Andrea Rispoli ha inaugurato la fine dei lavori di manutenzione straordinaria al Monumento Ossario di Sant’Anna di Stazzema.
L’onorevole Conte ha transitato nell’ultima parte della via Crucis per poi incamminarsi sul prato che immette al Sacrario con le incitazioni del pubblico: “Grande Conte, Grande presidente”. Tanti gli applausi ricevuti anche durante il suo discorso, da oratore ufficiale della commemorazione, e dopo gli interventi del sindaco del comune di Stazzema e presidente del Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema Maurizio Verona, del presidente dell’Associazione Martiri Umberto Mancini, e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Ha chiuso, poco prima dell’interpretazione dell’inno d’Italia da parte della voci bianche del coro dei bambini del Festival Puccini di Torre del Lago, il ministro Tajani, che è stato anche protagonista della deposizione di una corona di alloro inviata dalla presidente del consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, per la statua sotto il Sacrario che ricorda le 560 vittime trucidate nella strage del 12 agosto 1944.
“Con i soldati tedeschi c’erano anche uomini e donne con il volto semicoperto, parlavano italiano, erano i collaborazionisti, i complici fascisti di questa strage – ha detto Conte – Non fu una rappresaglia militare, fu un’azione terroristica premeditata, un massacro pianificato e attuato nei minimi dettagli. E questa non è solo una valutazione degli storici: questo ormai è un verdetto definitivo delle Corti di giustizia della Repubblica italiana». Dal significato della strage Conte è passato al rapporto tra Resistenza, Costituzione e antifascismo, con un’affermazione particolarmente netta: «La nostra Costituzione è stata scritta per affermare con chiarezza: mai più fascismo». E ha aggiunto: «È stata scritta con lo scopo di rifondare lo Stato su principi, valori radicalmente antitetici al fascismo: il valore supremo della persona umana, l’uguaglianza formale ma anche sostanziale di tutti i cittadini, il primato del lavoro, la libertà di espressione, di riunione, la partecipazione democratica offerta a tutti”. Da qui il richiamo al ‘connubio indissolubile tra democrazia e antifascismo‘: “La nostra Costituzione era, è e sarà sempre antifascista e democratica e, in maniera pressoché corrispondente, il fascismo è stato nella sua dimensione costitutiva e attuativa antidemocratico. Costituzione e fascismo costituiscono quindi due polarità antitetiche”
Conte ha poi raccolto direttamente l’appello lanciato dal sindaco Maurizio Verona sulla proposta di legge di iniziativa popolare contro i simboli e i gadget nazifascisti: “Anche io, per quanto mi compete, dall’opposizione, per la mia parte politica, spingeremo perché si apra una discussione in commissione giustizia su questa proposta di iniziativa popolare volta a bandire simboli e gadget nazifascisti”. E subito dopo ha rivolto un messaggio politico più ampio, legando la memoria di Sant’Anna al tema del patriottismo: “Le seduzioni democratiche vanno oggi sempre difese, protette. Non bastano gesti formali o parole di circostanza. La memoria ritrovata, la memoria viva di quel che è successo in questo luogo, ci impone di onorare chi scelse la libertà a prezzo della vita. Anzi, chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria. Vedete, perché non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi non si è piegato alla dittatura e poi per questo ha sacrificato la propria vita». E ancora: «Chi non si inchina davanti a questo sacrario civile, chi evita di pronunciare parole di verità, non solo continua a ferire un’intera comunità, ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana”
Nella parte finale dell’orazione, il riferimento alla Costituzione si è spostato dalla memoria del passato ai conflitti e alle violazioni dei diritti nel presente. Conte ha parlato della pace come principio costituzionale, affermando che “la pace non significa solo ripudio della guerra come strumento di offesa della dignità e della libertà di altri popoli. La pace impone il primato della politica, della diplomazia. Implica una specifica proiezione internazionale dell’Italia che, in forza della sua natura di Paese democratico, deve costantemente tendere alla collaborazione con gli altri Stati e deve sempre rispettare il diritto internazionale”. E quindi il passaggio su Gaza, tra i più duri dell’intervento: “La pace richiede coraggio ed è l’opposto dell’ignavia. Non è compatibile con il silenzio complice e spinge a condannare, ad esempio, con la più risoluta fermezza, l’orrore di Gaza, con oltre 20mila bambini inermi sterminati dall’esercito israeliano equipaggiato con le più sofisticate tecnologie”
Il tema della pace è stato infine ricondotto da Conte al principio dei diritti inviolabili e alla responsabilità della politica: “Non dobbiamo avere paura di dire che le politiche dell’odio, del rancore e della discriminazione sono un attacco frontale alla Costituzione repubblicana, che riconosce la dignità inviolabile di ogni essere umano». E ha concluso richiamando ancora una volta il valore di Sant’Anna come luogo non soltanto della memoria, ma dell’impegno civile: «La difesa della Costituzione non è uno sguardo che si attarda sul passato, è un’energia sul futuro che si propaga sul futuro. Qui a Sant’Anna di Stazzema, in questo sacrario laico, ogni cittadino che si riconosce nei valori repubblicani rinnova il proprio giuramento alla Costituzione. È un atto di memoria, ma anche un atto di responsabilità: conservare la verità, proteggere la democrazia, onorare chi ha dato la vita per questi principi”.

Il passaggio più netto arriva fin dalle prime battute, quando Tajani chiarisce la natura della strage e individua senza ambiguità le responsabilità: “Quello commesso dalle truppe della Germania nazista che occupavano e opprimevano il nostro paese è un crimine deliberato, commesso con l’aiuto di fascisti italiani. Un crimine che non trova nessuna giustificazione, né quella della tragica fatalità, né quella delle dure leggi della guerra”. Un’affermazione che il ministro lega direttamente alla responsabilità delle istituzioni e alla necessità di andare oltre la semplice commemorazione: “Non basta dire “mai più”, occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta”.
Tajani è tornato poi sul ruolo avuto dagli italiani nella guerra di Liberazione e sulla necessità di ricordare chi combatté per la libertà, contrapponendolo a chi scelse invece di collaborare con gli occupanti nazisti. Il ministro ha ricordato le diverse componenti della Resistenza e delle forze italiane che combatterono contro il nazifascismo, sottolineando come seppero “mettere da parte le divergenze per un grande obiettivo comune: la libertà della Patria”. Ma il passaggio più esplicito sulle responsabilità italiane è arrivato nel ricordo delle altre stragi avvenute in Toscana: “Potrei continuare purtroppo a lungo, parlando di stragi commesse non soltanto da truppe tedesche ma purtroppo anche da italiani, da reparti della Repubblica Sociale che si dedicarono con altrettanta ferocia all’opera di repressione”.
Da qui il ministro ha allargato il ragionamento al presente, mettendo in guardia dai rischi che possono mettere in discussione i valori democratici conquistati dopo la guerra: “Anche per questo è preziosa la libertà che le nostre istituzioni democratiche sono chiamate a tutelare e garantire, di fronte ai pericoli vecchi e nuovi. Il nazismo e il fascismo sono tragedie del passato, che non ritorneranno in quelle forme, ma l’Europa e il mondo sono attraversati proprio in questi anni dallo stesso spettro dell’intolleranza, dell’estremismo, della falsificazione ideologica». Tajani ha quindi richiamato i conflitti, i regimi autoritari e la disinformazione, sottolineando che «La libertà, la democrazia, la pace che abbiamo vissuto per 80 anni, grazie alla nascita dell’Unione Europea voluta da grandi visionari come De Gasperi, Adenauer, Schuman, Spinelli e Martino, non sono beni acquisiti per sempre”.
In conclusione, Tajani ha riportato il significato della giornata alla responsabilità collettiva nei confronti delle vittime di Sant’Anna e delle generazioni future: “Le vittime di Sant’Anna non hanno avuto davvero giustizia, se non la giustizia simbolica verso pochi fra i responsabili, giunti ormai al termine della loro vita». Ma, ha aggiunto, «la giustizia per queste vittime non la possono fare solo i tribunali, la farà la storia se il loro martirio non sarà stato vano, se servirà a indurci a riflettere sulla follia del totalitarismo e a capire come possa essere anche oggi dietro l’angolo”. Il ministro ha quindi ricordato che nessuna società può considerarsi immune dall’orrore: “Una grande nazione come la Germania, una delle nazioni più colte, più progredite e più raffinate del mondo, ha visto crescere nel proprio seno il più orrendo fra i sistemi criminali della storia contemporanea. Ha visto pianificare crimini come Auschwitz. Questo significa che nessuno è immune dalla follia, dall’orrore, dalla violenza”. E ha chiuso con l’impegno del governo: “Io sono qui dunque per ribadire in modo solenne che questo governo, e tutte le Istituzioni della Repubblica, continueranno a fare tutto il necessario perché il sacrificio dei martiri di Sant’Anna non sia dimenticato, ma soprattutto perché non sia stato vano“.
Maurizio Verona, sindaco del Comune di Stazzema, ha detto: “Sant’Anna di Stazzema è stato un crimine. È stato un crimine ciò che è accaduto e dopodiché ci sono stati decenni bui, perché è calato su questa strage un oblio di Stato, sono calati decenni di silenzio, sono calate verità nascoste. E questo ha fatto sì che si creasse un danno verso quelle generazioni che crescevano in quegli anni, un danno perché è cresciuta una storia di ambiguità. Qualcuno raccontava che qua non ci fosse stato un crimine pianificato, che ci fosse stato qualcosa di diverso. Invece qua a Sant’Anna di Stazzema i fascisti locali, con il passamontagna sul viso, hanno accompagnato i nazisti e hanno ucciso deliberatamente donne, bambini e anziani. Non era guerra quella. Quello era un crimine, un crimine che è stato taciuto per decenni”
Verona ha poi ricordato come la verità giudiziaria sia arrivata soltanto 63 anni dopo la strage, con il processo che ha portato alla condanna dei responsabili, ringraziando in particolare il procuratore militare Marco De Paolis. Ma il sindaco ha sottolineato anche le conseguenze di quel lungo silenzio sui superstiti: “I nostri superstiti non parlavano, non raccontavano ciò che avevano vissuto quel giorno. Vedevano uno Stato silente che non parlava e quindi avevano paura a raccontare ciò che avevano visto. Non sapevano se lo dovevano fare, o se non lo dovevano fare. Soltanto dopo che sono iniziati i processi hanno iniziato a raccontare”.
Da qui l’appello al governo e alle istituzioni, con il significato attribuito alla presenza del ministro Antonio Tajani alla cerimonia: “Io tutti gli anni mi sforzo ad avere un rappresentante del governo qua in questo luogo, perché credo che il governo e lo Stato debbano rimediare a quegli anni di silenzio, di mancata attenzione a questi luoghi. E quindi la presenza il 12 agosto qui è significativa. Non per il sindaco: è significativa per i superstiti, è significativa per coloro che hanno perso la vita in questo luogo, che hanno perso la vita ingiustamente”.
Un passaggio particolarmente netto è stato dedicato alla proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda e la diffusione dei simboli del fascismo, promossa proprio da Sant’Anna e sostenuta da oltre 250mila firme: “Questa legge è insabbiata. Noi l’abbiamo presentata nel 2022, ha fatto qualche centimetro, è arrivata in commissione, poi si è interrotta la legislatura. In questa legislatura ha preso il numero della legge, numero 4. Questa legge è bloccata in commissione giustizia”
Rivolgendosi direttamente al ministro Tajani, Verona ha quindi lanciato un appello: “Lei è più autorevole di me e magari ha più occasione di vedere Ciro Maschio, presidente di quella commissione. Lo inviti. Questo non fa un favore a me, a portare la legge in discussione in commissione: fa un favore alle 250mila firme dei cittadini che hanno sottoscritto quella legge e vogliono che venga scritta una pagina di storia. Io mi sento umiliato come cittadino, mi sento umiliato come presidente del comitato promotore della legge, mi sento umiliato anche come sindaco di una città medaglia d’oro al valore militare, perché credo che una legge di iniziativa popolare può essere approvata, respinta, modificata, però io ho la convinzione che in una democrazia non può essere lasciata a prendere polvere in un cassetto”
Il sindaco ha infine ribadito il significato che oggi Sant’Anna vuole assumere ben oltre la commemorazione della strage: “Sant’Anna non è soltanto un luogo di commemorazione. Sant’Anna è un luogo dove noi stiamo portando avanti delle politiche. Qui Sant’Anna oggi è la capitale dell’antifascismo”. E ha concluso con una frase che sintetizza il senso dell’intera giornata: “Sant’Anna non chiede privilegi. Ha chiesto per decenni verità, ha chiesto per decenni giustizia. È arrivata tardi, ma è arrivata. La verità e la giustizia. Oggi chiede il rispetto. Qui non si costruisce soltanto il ricordo di una strage: qui si costruisce una parte essenziale della coscienza democratica dell’Italia e dell’Europa. Per questo la memoria di Sant’Anna non può appartenere soltanto al passato: ci interroga sul presente e ci chiama ancora oggi a una responsabilità precisa. A Sant’Anna la memoria non è un rito, è una responsabilità”.
“Ottanta anni fa nasceva la nostra Costituzione, che come ci ricorda Piero Calamandrei poggia sul dolore di chi patì stragi ed eccidi, sul sacrificio dei partigiani e sull’antifascismo – ricorda il presidente della Toscana, Eugenio Giani – Anche Sant’Anna di Stazzema dunque è madre della nostra Costituzione: qui, dove con brutalità inaudita furono distrutte 560 vite (394 gli identificati, ndr) e tra loro almeno 130 bambini in una tranquilla mattina di agosto”. Dopo Marzabotto in Emilia Romagna fu il più grande eccidio nazifascista: uno dei più efferati di quegli anni. “Da qui – prosegue Giani – deve dunque partire un grido forte per la pace, contro le dittatura e contro i focolai di guerra che ancora attraversano il mondo di oggi”.
“Da Sant’Anna vogliamo lanciare un messaggio di cultura di pace che parte dalle persone” ricorda Mia Diop, vice presidente della Toscana, che oggi, dopo la commemorazione, ha inaugurato la tradizionale mostra con disegni dei bambini organizzata a Sant’Anna da Colours for peace, che quest’anno si arricchisce di un nuovo percorso di educazione alla pace destinato all’Asia meridionale e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “I bambini – dice – ci lanciano un messaggio importante, per tutelare noi e il loro futuro”.
“Dobbiamo educare i giovani a non essere mai indifferenti – sottolinea l’assessora alla cultura della memoria, Alessandra Nardini – perché uno dei grandi mali di quegli anni fu esattamente questo: ci fu chi scelse, e chi finse di non vedere e di non sapere cosa stava accadendo. Questo significa non voltarci oggi all’altra parte di fronte alle guerre che insanguinano il mondo, di fronte ai massacri, di fronte al genocidio che si sta continuando a consumare a Gaza”.
Contro l’indifferenza e dalla parte della Costituzione. “Sant’Anna non può essere il ricordo della strage – aggiunge il sottosegretario alla presidenza Bernard Dika – ma dobbiamo domandarci oggi da che parte stare: sicuramente dalla parte della Costituzione, perché ci è voluto tutto questo sangue e tutto questo sacrificio per arrivare ad avere diritti e libertà”.
Dal monumento ossario sul crinale il presidente della Toscana parla a braccio. Dopo di lui sarà la volta dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, oratore ufficiale di questa edizione, e del vice presidente del Consiglio e ministro degli affari esteri Antonio Tajani. Dal palco parlano anche tre ragazzi e ragazze tedesche e un italiano, protagonisti del campo della pace che da diversi anni è occassione di dialogo tra le giovani generazioni dei due paesi.
“Il fascismo – dice Giani – è stato il momento più cupo e basso di caduta della civiltà umana”. “Da giugno a settembre 1944 furono uccise in Toscana 4500 persone civili inermi, vittime senza motivo di più di duecento eccidi nazifascisti”. Una parte di questi eccidi, ricorda Giani, sono da poche settimane uniti in una rete di sentieri che collegano Pietrasanta e Sant’Anna di Stazzema a Monte Sole a Marzabotto. Un altro modo per non dimenticare. Un pellegrinaggio laico che unisce passato e futuro. Da Sant’Anna, non per un caso, è nata la proposta di legge popolare contro la vendita di gadget fascisti.
REDAZIONE


