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L’economia sociale cerca concretezza: l’appello di Confcooperative per fare della Toscana un modello nazionale

FIRENZE – Trasformare la Toscana in un vero e proprio laboratorio nazionale per l’economia sociale, dotando le imprese di strumenti operativi concreti e di una salda regia politica. È questo l’appello lanciato oggi all’interno della Sala delle Feste del Consiglio regionale, palcoscenico di un vertice istituzionale promosso da Confcooperative Toscana in sinergia con la Federazione Toscana delle Bcc.

All’incontro hanno preso parte i vertici del mondo cooperativo, esponenti della giunta e dell’opposizione, sindacati e figure governative, tra cui la sottosegretaria al ministero dell’conomia e delle finanze, Lucia Albano.

Per Alberto Grilli, presidente regionale di Confcooperative, l’inserimento dell’economia sociale nelle agende politiche deve ora tradursi in azioni tangibili sul territorio. Grilli ha delineato tre sfide cruciali per il comparto: cogliere le nuove opportunità di sviluppo, strutturare un dialogo proficuo con le istituzioni regionali per l’attuazione del Piano nazionale e, soprattutto, mantenere un presidio vitale nelle aree interne e socialmente fragili, dove le cooperative garantiscono servizi e occupazione colmando i vuoti del mercato.

Una maturità territoriale rivendicata anche da Stefania Saccardi, presidente del consiglio regionale, la quale ha evidenziato come la Toscana sia già all’avanguardia su temi quali la coprogettazione, il coinvolgimento del volontariato e la redistribuzione degli utili a favore della comunità.

La rilevanza del settore è stata rimarcata dal presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini. Alla luce delle nuove linee guida fiscali del Mef per il triennio 2026-2028, Gardini ha chiesto l’istituzione di un sistema tributario meritocratico, capace di premiare quelle realtà che generano equità locale trattenendo la ricchezza sui territori, in linea con l’articolo 45 della Costituzione. Un impatto tutt’altro che marginale, considerando che le sole imprese aderenti a Confcooperative generano il 4 per cento del Pil nazionale.

Un pilastro fondamentale di questo ecosistema è rappresentato dalle banche territoriali. Matteo Spanò, presidente della Federazione Toscana Bcc, ha illustrato il peso specifico degli istituti di credito cooperativo: le 12 Bcc attive nella regione (tutte afferenti al Gruppo Iccrea) gestiscono il 10% degli impieghi complessivi, quota che sale a un decisivo 24,4% se si considerano le piccole imprese tra i 5 e i 20 dipendenti.

La capillarità di queste banche si traduce in una presenza in circa 150 Comuni toscani. Di questi, la metà si trova in aree interne, e in ben sei municipalità le Bcc rappresentano l’unico presidio bancario rimasto. Realtà finanziarie che, oltre a erogare credito, sostengono attivamente progetti di innovazione sociale, dal welfare mutualistico alle Comunità Energetiche Rinnovabili.

REDAZIONE

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