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Cure materno-infantili e oncologia trainano la Toscana: il 71% degli indicatori in salute, allarme sui bilanci

La sanità in Toscana mostra una spiccata solidità clinica nei percorsi ospedalieri più delicati, ma fatica ancora nel far quadrare i conti e nell’abbattere le liste di attesa. È quanto emerge dall’analisi dei dati relativi al 2025 presentati a Firenze, frutto della valutazione condotta dal Laboratorio Management e Salute della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in sinergia con la Regione Toscana, l’Ars e l’Ispro. L’incontro ha riunito i vertici aziendali, i dirigenti regionali e l’assessorato alla salute per tracciare un bilancio e orientare la programmazione futura.

Un quadro in maggioranza positivo

Su un ventaglio di oltre trecento parametri analizzati, circa il 71% si colloca in una fascia di stabilità o di netto miglioramento rispetto ai dodici mesi precedenti. Le vette di eccellenza del Servizio Sanitario Regionale si confermano i percorsi dedicati all’oncologia e all’ambito materno-infantile. In quest’ultimo settore si registrano concreti passi avanti nelle pratiche per l’umanizzazione del parto. I tagli cesarei scendono al 16%, mentre le episiotomie calano dall’8,4% del 2024 al 6,7%. Per quanto riguarda l’assistenza prenatale alle donne di cittadinanza straniera, scende all’11,6% la quota di coloro che si sottopongono a meno di quattro visite, sebbene continui a risultare critico l’accesso ritardato al primo controllo medico, pur in lieve ripresa.

Ottimi riscontri arrivano dalla lotta ai tumori, specialmente per le neoplasie alla mammella e ad altri siti. Si registra una concentrazione dei volumi ottimale per prostata, polmone e mammella, fattore strettamente legato ai buoni esiti delle cure, mentre appare più sofferente l’ambito del colon retto. Un dato allarmante riguarda le cure palliative: il 35% dei pazienti provenienti da casa senza assistenza o dall’ospedale trascorre meno di sette giorni in ‘hospice’, sintomo di una presa in carico troppo tardiva.

Il paradosso delle malattie croniche e le disparità geografiche

La mappa della salute toscana evidenzia alcune disuguaglianze territoriali che richiedono un intervento per garantire l’equità orizzontale, come nel caso dei tassi di ricovero dei neonati nel primo anno di vita o nelle tempistiche degli interventi chirurgici dopo una diagnosi di tumore al colon. Il trattamento delle patologie croniche restituisce invece un quadro complesso. Se da una parte si riducono le ospedalizzazioni evitabili (quelle gestibili precocemente sul territorio) legate alle complicanze di diabete, scompenso cardiaco e BPCO, dall’altra si impenna l’accesso al Pronto Soccorso per gli stessi residenti. Gli incrementi sono del 2,8% per lo scompenso cardiaco, del 3,8% per il diabete e del 4,9% per la BPCO. Si tratta di una dinamica che impone un perfezionamento delle reti di assistenza per assicurare la continuità delle cure.

I nodi da sciogliere: bilancio, farmaci e liste d’attesa

Le principali criticità del sistema regionale riguardano la tenuta economica. L’inflazione, unita ai rincari per i costi di gestione e all’introduzione di innovazioni diagnostiche e farmacologiche, ha impedito il pieno rispetto dell’equilibrio di bilancio. Per recuperare risorse allocate in modo inefficace, la lente di ingrandimento si sposta sull’appropriatezza delle prescrizioni. Si nota un calo nel consumo di antibiotici sia tra gli adulti (-6,25%) sia in ambito pediatrico (-32,14%), pur mantenendo livelli inseriti in fascia critica. Resta elevata la variabilità all’interno delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (i gruppi di medici di base). Al contrario, nei reparti ospedalieri la somministrazione di antibiotici è aumentata dello 0,64%, arrivando a 78,6 dosi giornaliere definite ogni 100 giornate di degenza. In crescita anche l’utilizzo di antidepressivi: +2,28% tra gli adulti e un picco del +6,84% nella fascia giovanile tra i 18 e i 25 anni. Sul fronte degli esami clinici, calano al 6% le risonanze magnetiche lombari ripetute, ma salgono a 24 ogni mille abitanti quelle muscoloscheletriche.

Infine, il capitolo dell’accesso alle cure. L’indice di cattura rivela che solo il 58% delle prescrizioni per visite specialistiche e il 62% di quelle per esami diagnostici viene prenotato nell’arco dell’anno. Il rispetto dei tempi di attesa previsti dal piano nazionale è garantito complessivamente nel 72% dei casi per le visite (con una disomogeneità tra le varie zone che oscilla dal 46% all’89%) e nell’88% per la diagnostica (con una forbice più omogenea che va dal 73% al 98%).

A sintetizzare le sfide del settore è la professoressa Milena Vainieri, responsabile del Laboratorio Management e Salute: “In questi anni il sistema sanitario è sottoposto a diverse sollecitazioni, sia sul lato della domanda (dettato dall’andamento demografico) e sia sul lato dell’offerta (derivante dalle innovazioni organizzative introdotte con le riforme del PNRR). Strumenti che valutano la performance complessiva in ottica multidimensionale rappresentano una bussola importante per rimettere al centro la qualità delle cure nei vari ambiti e servizi dalla prevenzione al fine vita, dal livello aziendale al livello di distretto e aggregazione funzionale territoriale”.

REDAZIONE

© Riproduzione riservata

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