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Ue, Follini: “Evaporati ‘poteri forti’, in scena ‘poteri vili'”

(Adnkronos) – “L’onda di protesta che sta sommergendo l’Europa appare quasi come la nemesi dei suoi successi (e dei suoi meriti) di appena qualche anno fa. Eravamo usciti trionfanti dalla guerra fredda, e di lì in poi sembrava che la nostra strada fosse tutta in discesa. E invece, quasi a volerci ricordare che anche le guerre vinte hanno un costo, ci troviamo ora nel bel mezzo di una tempesta che non promette nulla di buono. Senza contare il fatto che nel frattempo gli Stati Uniti in versione Trump hanno cambiato il loro fronte geopolitico. E da lord protettori della causa europea -sia pure con qualche remora- ne sono diventati quasi i sabotatori. 

Il fatto è che l’intera classe dirigente a cui è affidata la causa europea, e quella dei suoi paesi più importanti, appare come divisa da una fenditura che si sta rivelando pressoché irrimediabile. Da un lato infatti c’è chi pensa che l’onda di piena della protesta vada affrontata con modi astuti e compiacenti, sforzandosi per quel che si può, di accarezzare gli avversari per il verso del pelo. E dall’altro c’è chi invece ritiene che questa sfida, così estrema, vada fronteggiata facendo il viso dell’arme, muro contro muro, con doverosa, quasi tetragona fermezza sui principi. Il fatto è che queste due linee, lasciate in un certo senso tutte e due a metà, finiscono per annullarsi a vicenda. Così che non avviene né la “romanizzazione dei barbari”, come si usa dire, né la strenua difesa di quel che resta della nostra tanto blasonata “romanità” politica e istituzionale. 

Forse è tardi per correggere questo di cose. Ma la politica non può mai restare ferma. E forse, anzi, essa dovrebbe cominciare a interrogarsi di più su se stessa. Poiché, è vero, l’onda di protesta ha dalla sua alcune buone ragioni. Ma la piega che ha preso, e lo smarrimento che ne discende, si devono anche alla straordinaria confusione e all’ordine sparso con cui la politica -quella ufficiale, quella delle istituzioni- ha affrontato (si fa per dire) la sfida che aveva davanti. 

Si pensi alla Germania. In quel paese è in corso da almeno un paio d’anni una complessa discussione politico-storico-legale intorno all’eventualità di mettere al bando l’Afd per quei suoi fin troppo espliciti ammiccamenti alle idee covate dal nazismo. Ora è chiaro che una simile questione non può essere lasciata appesa troppo a lungo. Ed è chiaro altresì che al punto in cui siamo quel bando che sarebbe stato magari ineccepibile agli inizi diventa ora del tutto impraticabile fino a suonare come un gesto dettato dal panico e da una tardiva forma di arroganza. 

Il fatto è che le classi dirigenti che guidano la danza (si fa per dire) appaiono a questo punto quasi in balia delle musiche altrui. Così che esse non sembrano più capaci né di mettere in campo un progetto di assimilazione della protesta né di costruire un argine a difesa dei principi liberal-democratici sotto tiro. Senza contare che una parte ormai larga di queste elites appaiono pronte ad accomodarsi quasi plaudenti in tribuna immaginando furbescamente che la propria compiacenza verso gli alfieri del nuovo ordine verrà in qualche modo ricompensata. 

Si pensi al forum di Cernobbio, di appena qualche giorno fa. Laddove, volendo venire incontro ai fenomeni più estremi del momento, i blasonati organizzatori hanno pensato bene di invitare il generale Vannacci a parlare a quella platea in un formato privilegiato, rivestendolo di un ruolo istituzionale che non aveva e offrendogli la solitaria possibilità di confrontarsi da pari a pari, fuori dai ranghi di tutti gli altri, con un ex presidente del consiglio. Riguardo che fin qui non era mai stato offerto a nessuna altra figura politica. 

Il fatto è che in questa situazione sono evaporati i “poteri forti”. E in cambio sono comparsi in scena i “poteri vili”. Nuove metafore dell’abdicazione di quell’establishment che solo pochi anni fa incuteva un certo timore reverenziale. Ma le disavventure politiche nascono per l’appunto quasi sempre così. Dalla pavidità delle classi dirigenti prima ancora che dalla vis polemica con cui vengono sfidate. 

Post scriptum. Rendiamo tanto più onore, allora, al non-potere -impavido e limpido- di Emma Bonino”. (di Marco Follini) 

politica

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