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Roma Capitale, Rocca: “Porteremo a casa la riforma, il Pd si è sfilato per un calcolo politico”

(Adnkronos) – Dalla riforma di Roma Capitale al nuovo stadio della Roma, dalla rivoluzione delle case di comunità alle soluzioni per le liste d’attesa e il trasporto locale, in un’intervista esclusiva all’Adnkronos il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca annuncia: “Mi ricandido e il campo largo non mi preoccupa”, dice. Poi sulla sua partecipazione alla manifestazione dei tifosi della Lazio contro Lotito spiega: “Sono andato per ascoltare”. 

Presidente Rocca, la riforma per dare più poteri a Roma Capitale è scomparsa dai radar. Pensa che sarà portata a compimento nella legislatura?
 

“Dopo l’approvazione della Camera, il provvedimento è ora all’esame del Senato. È una riforma costituzionale e richiede quattro passaggi parlamentari. Il tempo non è infinito, ma vi sono ancora le condizioni per completare il percorso entro la fine della legislatura. Serve, però, che tutte le forze politiche mantengano gli impegni assunti e smettano di utilizzare Roma come terreno di convenienza politica.  

In prima lettura il Pd si è astenuto…
 

“Il comportamento del Partito democratico è stato grave. Il Pd ha condiviso il percorso della riforma, ha partecipato alla costruzione dell’accordo e poi, al momento del voto, si è sfilato per un calcolo politico. Non si è trattato di una scelta contro il centrodestra, ma di una scelta che ha indebolito Roma e danneggiato i cittadini della Capitale”.  

Una scelta opportunistica?
 

“Su un tema di questa importanza non si possono cambiare le proprie posizioni in base alla convenienza del momento o al timore di riconoscere un risultato alla maggioranza. Roma ha dimensioni, responsabilità e problemi che non sono paragonabili a quelli di qualsiasi altro Comune italiano. Ha bisogno di maggiori poteri, ma anche di risorse certe e strumenti amministrativi adeguati. Il centrodestra continuerà a lavorare per portare a compimento la riforma. Chi deciderà ancora una volta di sottrarsi dovrà assumersene pubblicamente la responsabilità. Perché non si può dichiarare di voler rafforzare Roma e poi, quando arriva il momento di votare, voltarsi dall’altra parte”. 

È stato appena nominato, insieme con Gualtieri, subcommissario per il nuovo stadio della Roma. Ha fiducia che si riuscirà a stare nei tempi?
 

“Assolutamente sì. Ci sono tutte le condizioni perché il nuovo stadio della Roma venga realizzato nei tempi stabiliti. La conferenza dei servizi serve proprio a questo. Parliamo di un progetto straordinario: uno stadio da oltre 60 mila posti, con un investimento compreso tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro interamente a carico della società, senza un euro di denaro pubblico, e circa 15 ettari di aree restituite alla collettività tra verde, piazze e percorsi pedonali. Non sarà soltanto lo stadio della Roma, ma un’infrastruttura strategica per la Capitale, per il Lazio e per l’intero Paese.La Regione farà fino in fondo la propria parte”. 

C’è chi teme problemi di mobilità
 

“Su questo aspetto vigilerò costantemente. La realizzazione dello stadio non dovrà produrre nuove criticità sulla viabilità né compromettere l’accessibilità dell’ospedale Pertini e degli altri servizi presenti nell’area. Ogni soluzione dovrà essere valutata con grande attenzione, assicurando collegamenti adeguati, sicurezza stradale e piena libertà di movimento per i mezzi di emergenza e per i cittadini. Questa volta ci sono un progetto solido, un quadro finanziario chiaro e una piena collaborazione istituzionale. Lo stadio si farà, e si farà presto e bene”. 

A quando lo stadio della Lazio?
 

“La Lazio ha formalmente presentato al Comune il progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio e il percorso amministrativo è stato avviato. L’obiettivo indicato è quello di arrivare al nuovo impianto nel 2029. Il Flaminio è un bene straordinario, sottoposto a vincoli e inserito in una zona delicata sotto il profilo urbanistico e della mobilità. Occorre conciliare la tutela dell’opera di Nervi con le esigenze di uno stadio moderno e pienamente funzionale. Il nuovo stadio della Roma e quello della Lazio rappresentano entrambi grandi opportunità per il territorio. La Regione darà il proprio contributo per quanto di competenza e farà tutto il possibile affinché entrambi i progetti si realizzino nei tempi previsti. 

Ha fatto scalpore la sua presenza alla manifestazione dei tifosi della Lazio contro Lotito. Perché lo ha fatto?
 

“Sono andato per ascoltare, non per decidere chi debba essere il proprietario della Lazio e neppure per interferire nella gestione di una società privata. Non ho aderito a insulti o invettive contro qualcuno. Ho incontrato migliaia di persone che manifestavano pacificamente e che esprimevano una sofferenza, un disagio e un forte senso di appartenenza. Un presidente di Regione non può considerare irrilevante una mobilitazione così ampia e composta. Sono un tifoso della Lazio e non l’ho mai nascosto, ma sono prima di tutto il presidente di tutti i cittadini del Lazio. Il calcio è identità, memoria familiare, comunità. La politica non deve impossessarsene, ma le istituzioni hanno il dovere di ascoltare. Proprio perché il presidente Lotito è anche un parlamentare della maggioranza di centrodestra, la mia presenza dimostra che non vi era alcuna convenienza politica. Vi era soltanto il rispetto per una comunità che chiedeva di essere ascoltata”. 

Lei ha già annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Regione. La coalizione è forte come tre anni fa? Il campo largo la preoccupa?
 

“La coalizione è solida e ha dimostrato in questi anni di saper governare, anche confrontandosi al proprio interno, come è naturale che sia. L’importante è condividere la direzione di marcia e anteporre gli interessi dei cittadini alle convenienze delle singole forze politiche. Il cosiddetto campo largo non mi preoccupa, ma lo rispetto. In democrazia ogni schieramento ha il diritto di organizzarsi e di presentare la propria proposta. Sarebbe un errore sottovalutare qualunque avversario, così come sarebbe un errore pensare di vincere soltanto grazie alle divisioni degli altri. Le elezioni, però, non si vincono con le formule politiche o con la somma delle sigle. Si vincono dimostrando di avere governato bene. Solo su questo saremo giudicati e su questo intendo presentarmi nuovamente davanti agli elettori”. 

In vista delle prossime elezioni regionali il centrosinistra ha annunciato che le darà filo da torcere su sanità e trasporto pubblico locale. Quali sono le tre cose che rivendica su questi due delicati fronti?
 

“Sulla sanità ne rivendico innanzitutto tre. La prima è il più importante investimento sul personale degli ultimi anni. Abbiamo autorizzato un piano da oltre 660 milioni di euro l’anno, con più di 14 mila assunzioni programmate. Non si ricostruisce la sanità pubblica senza medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari. La seconda è il rinnovamento delle strutture e delle tecnologie. Sono state finanziate centinaia di grandi apparecchiature e nel 2026 abbiamo aggiunto un piano da circa 154 milioni di euro per edilizia sanitaria, diagnostica e innovazione. La terza è la ricostruzione della sanità territoriale, con quasi 953 milioni di euro destinati all’assistenza di prossimità, alle Case e agli Ospedali di comunità, alla domiciliarità e alla presa in carico dei pazienti cronici. Anche sulle liste d’attesa i problemi non sono risolti, ma i dati nazionali vanno riconosciuti. Il Lazio è tra le Regioni con le migliori percentuali di rispetto dei tempi delle prescrizioni e delle prime visite. Abbiamo inoltre introdotto il Pass di garanzia, ampliato le agende e integrato maggiormente nel Recup l’offerta delle strutture private accreditate”. 

E sul tpl?
 

“Sul trasporto pubblico rivendico il rinnovo della flotta ferroviaria, il programma per oltre 800 nuovi autobus, l’aumento delle risorse, il rafforzamento dei controlli sulla qualità del servizio e gli investimenti sulle infrastrutture ferroviarie e stradali. Sul servizio su gomma, invece, dobbiamo essere molto chiari. Abbiamo ereditato dall’amministrazione Zingaretti il Piano delle Unità di rete, che nella sua concreta applicazione sta creando numerosi problemi ai sindaci e ai territori. Non intendiamo nascondere queste criticità né scaricarle sugli amministratori locali. Stiamo correggendo il Piano, ascoltando i Comuni e intervenendo sulle situazioni che stanno producendo i maggiori disagi. Entro settembre contiamo di completare questo lavoro e di risolvere le principali difficoltà emerse”. 

Ogni problema risolto?
 

“Non sostengo che ogni problema sia stato risolto. Rivendico, però, che dopo anni di immobilismo abbiamo rimesso in moto investimenti, assunzioni e cantieri e che, quando ereditiamo scelte che non funzionano, abbiamo il coraggio di riconoscerlo e di correggerle. Chi vuole darci filo da torcere è benvenuto. Ci confronteremo sui numeri, sui risultati e non sugli slogan”. 

È migliorata la situazione dei pendolari del Lazio da quando c’è lei al posto di Zingaretti?
 

“Sì, è migliorata, ma non abbastanza e, soprattutto, non nello stesso modo su tutte le linee. Non intendo dire ai pendolari che va tutto bene quando subiscono ritardi, cancellazioni o informazioni insufficienti. Governare significa anche riconoscere ciò che ancora non funziona. La flotta regionale è stata profondamente rinnovata e comprende ormai decine di nuovi treni, molti dei quali a doppio piano. È un percorso di investimenti avviato negli anni precedenti e proseguito con convinzione dalla nostra amministrazione. Non ho alcun bisogno di appropriarmi del lavoro compiuto da altri, ma ho il dovere di garantire che quegli investimenti producano un servizio migliore”.  

Una parte rilevante dei disagi dipende dai lavori sulla rete e dalle infrastrutture gestite da Rete ferroviaria italiana…
 

“Ma questo non può diventare un alibi. La Regione deve controllare il contratto di servizio, contestare i disservizi, applicare le penali quando necessario e pretendere informazioni tempestive. Il pendolare non è interessato a sapere quale ente abbia sbagliato. Vuole arrivare al lavoro o tornare a casa in orario. È questo il parametro con il quale giudico il nostro operato”. 

È stata da poco finanziata dalla Regione Lazio una Casa di comunità per il carcere di Rebibbia.Cosa può fare ancora la Regione Lazio per migliorare le condizioni dei detenuti?
 

“Dobbiamo distinguere le competenze senza utilizzarle come alibi. Il sovraffollamento, la sicurezza, gli organici della Polizia penitenziaria e le condizioni strutturali degli istituti dipendono dallo Stato e dall’amministrazione penitenziaria. La Regione, però, è pienamente responsabile della tutela della salute delle persone detenute. La Casa di comunità di Rebibbia, finanziata con oltre 3,6 milioni di euro, servirà a garantire assistenza sanitaria, percorsi per le dipendenze, continuità delle cure e una riduzione dei trasferimenti esterni. È un passo concreto, ma non rappresenta certamente la soluzione di tutti i problemi”.  

Che altro si può fare?
 

“Dopo quanto accaduto a Viterbo, con l’incendio e l’intossicazione di detenuti e agenti della Polizia penitenziaria, è ancora più evidente la necessità di rafforzare la medicina penitenziaria, la salute mentale, il contrasto alle dipendenze, la telemedicina e i collegamenti con gli ospedali. Serve, inoltre, una continuità sociosanitaria al momento della scarcerazione, perché una persona lasciata senza assistenza, casa o terapia rischia di ricadere immediatamente nella marginalità. È necessario rendere stabile il confronto tra Regione, Ministero della Giustizia, amministrazione penitenziaria, prefetture e aziende sanitarie. La dignità e il diritto alla salute non si perdono entrando in carcere”. 

Caso Fakir, scontri a Bologna, minacce al sindaco Lepore. Cosa ne pensa?
 

“Sulla morte di Abderrahim Fakir devono essere accertati tutti i fatti, senza omissioni, condizionamenti o processi sommari. Ho piena fiducia nella magistratura e negli organi investigativi. Allo stesso modo, considero inaccettabili le minacce rivolte al sindaco Lepore, al quale esprimo la mia solidarietà personale. La solidarietà, però, non può cancellare le responsabilità politiche. Un sindaco non è un militante né un osservatore esterno. Rappresenta le istituzioni e ha il dovere di valutare le conseguenze delle proprie scelte. In una città come Bologna, nella quale sono presenti e organizzate aree antagoniste pronte a inserirsi nelle manifestazioni per cercare lo scontro, convocare una piazza nelle ore immediatamente successive a un fatto così drammatico, mentre gli accertamenti erano ancora in corso e la tensione era altissima, significava assumersi un rischio evidente”.  

Lepore avrebbe dovuto prevederlo?
 

“Sì. Non può presentarsi come una vittima del tutto inconsapevole di quanto è accaduto. Non penso naturalmente che volesse le violenze, ma un sindaco responsabile deve evitare di creare le condizioni politiche e simboliche nelle quali i professionisti del disordine possono trovare spazi. Quando vengono aggredite le forze dell’ordine, incendiate automobili e devastate strade, non sono ammesse ambiguità. La condanna deve essere immediata, netta e senza giustificazioni. Cercare la verità sulla morte di una persona e difendere le forze dell’ordine non sono principi alternativi. Le minacce contro Lepore devono essere condannate senza esitazioni, ma la scelta di convocare quella manifestazione è stata grave, imprudente e sbagliata. In quel momento Bologna aveva bisogno di un sindaco capace di raffreddare il clima e di unire la città. Lepore, invece, ha contribuito a soffiare sul fuoco”. 

La Cnn se la prende con il Comune di Roma, che ha speso molto per riqualificare piazza Risorgimento e farne un’oasi verde, ma a un anno e mezzo dalla riapertura gli alberi sono secchi e la piazza versa nel degrado. È un attacco ingiustificato? 

“No. Una critica alla gestione di una piazza non è un attacco all’Italia. Difendere il nostro Paese non significa negare i problemi o accusare chi li racconta. Sono state mostrate piante secche, sistemi di nebulizzazione non funzionanti e uno spazio che non corrisponde al progetto presentato ai cittadini. Il caldo eccezionale è un elemento reale, ma proprio per questo le opere pubbliche devono essere progettate scegliendo essenze resistenti, impianti di irrigazione adeguati e una manutenzione costante. Spetta al Comune spiegare che cosa non abbia funzionato, sostituire gli alberi morti e restituire rapidamente decoro alla piazza. La risposta migliore a un servizio giornalistico non è gridare all’offesa nazionale, ma risolvere il problema. L’amore per Roma si dimostra curandola ogni giorno, non soltanto nel momento dell’inaugurazione”. 

I comitati dei residenti attaccano il termovalorizzatore di Santa Palomba e ne chiedono lo stop alla luce dei ritrovamenti archeologici. Come prevede che finirà?
 

“Il procedimento amministrativo proseguirà, garantendo contemporaneamente la piena tutela dei ritrovamenti archeologici. Nell’area interessata dal rinvenimento del basolato i lavori sono stati fermati ed è stata coinvolta la Soprintendenza. Questo dimostra che i controlli esistono e che il sistema di tutela sta funzionando. I reperti devono essere studiati, protetti e, ove possibile, valorizzati. Non possono, però, diventare automaticamente il pretesto per bloccare un’opera senza una valutazione tecnica”. 

Il problema rifiuti va risolto, certo, ma i territori?
 

“Roma non può continuare a dipendere da altre città e da altre regioni. La Capitale deve assumersi la responsabilità di chiudere il proprio ciclo dei rifiuti attraverso una soluzione ambientalmente sostenibile, tecnologicamente avanzata e sottoposta a controlli rigorosi. È altrettanto evidente, però, che i territori chiamati a ospitare un’infrastruttura di queste dimensioni hanno diritto a essere ascoltati e a ricevere compensazioni ambientali, infrastrutturali e territoriali adeguate. Non si può chiedere a una comunità di sostenere un’opera strategica senza prevedere interventi concreti sulla viabilità, sui servizi, sul verde, sulla qualità dell’aria e sul monitoraggio sanitario e ambientale. La realizzazione dell’impianto non deve avvenire contro il territorio, ma attraverso un confronto trasparente con i cittadini e con le amministrazioni coinvolte. Roma deve chiudere il proprio ciclo dei rifiuti, ma deve farlo rispettando la storia dei luoghi, garantendo la sicurezza ambientale e riconoscendo ai territori interessati il diritto a compensazioni reali, certe e proporzionate”. 

L’Adnkronos ha raccolto lo sfogo di un trentasettenne con una grave disabilità, che ha denunciato come i tempi di fornitura delle scarpe speciali che gli permettono di camminare siano passati da 12 a 18 mesi per i disabili deambulanti e a 24 mesi per i non deambulanti. Sono queste le distorsioni dell’autonomia differenziata nella sanità?
 

“No, l’autonomia differenziata non c’entra nulla. Appena siamo venuti a conoscenza del problema, abbiamo immediatamente preso contatto con la famiglia del paziente e con l’azienda sanitaria competente. Attraverso un dialogo diretto con i familiari abbiamo ricostruito la situazione e individuato una soluzione che consentisse di porre rimedio alla criticità e di garantire la continuità assistenziale”. 

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