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Jovanotti gladiatore col sorriso al Circo Massimo: “Il pessimismo è un lusso che non posso permettermi”

(Adnkronos) – Il suo pubblico mostra una foto che lo trasforma in Massimo Decimo Meridio e lui commenta ironico: “L’unico gladiatore che sorride della storia di Roma”. L’Arca di Lore’ approda al Circo Massimo per il doppio finale del Jova Summer Party e Jovanotti per l’occasione spinge davvero al massimo il suo circo musicale, portando sul palco una nuova festa piena di ospiti, colori, jam session e sapori musicali che intrecciano generi, geografie e generazioni. Per la prima delle due serate nella sua Roma, la città dove è nato e cresciuto fino ai vent’anni, Lorenzo si conferma gran giocoliere e padrone di casa. “Tutte le strade partono da Roma e tornano a Roma, questa è stata sempre la città dell’incontro”, dice dal palco.  

Dietro le quinte, tra una jam session e l’altra, racconta ai giornalisti l’atmosfera particolare di queste giornate: “È bellissimo. Quando scende il sole diventa magico: è rotto il formato del concerto. Diventa una festa quasi familiare. L’esperimento è riuscito: loro si divertono molto. Io anche mi diverto molto, soprattutto io mi diverto molto”, dice ridendo.  

Le acrobazie musicali del suo tendone a cielo aperto, della città viaggiante che l’artista ha accompagnato in bicicletta per 2000 chilometri, coinvolgono nel debutto romano anche Alfa, con cui regala agli oltre 45 mila spettatori dell’arena romana ‘Buon vento’, il singolo che li ha visti collaborare per la prima volta all’insegna delle good vibes e che è diventato uno dei tormentoni di questa estate musicale. “C’è un lusso che non posso permettermi – dice prima di eseguire il brano – è il pessimismo”. Poco dopo, Jova omaggia Emma Bonino, mostrando un video in cui la leader radicale sottolineava l’importanza di “vivere liberi 

Ad introdurre il set principale è il dj di fama mondiale Benny Benassi, a cui Lorenzo affida l’ultimo riscaldamento del pubblico prima dei fuochi d’artificio del suo show serale, dove inanella tutte le sue più grandi hit: da ‘Tanto’ a ‘Gimme Five’, da ‘Positivo’ a ‘Le canzoni’, da ‘Mi fido di te’ a ‘Come musica’, da ‘Bella’ a ‘I love you baby’, da ‘Ti porto via con me’ a ‘La Notte dei desideri’, ‘Ciao mamma’ a ‘Il più grande spettacolo dopo il Big Bang’, da ‘Immortali’ a ‘L’ombelico del mondo’, da ‘Ragazzo fortunato’ al finale più romantico affidato ad ‘A te’.  

Una scelta che Lorenzo, dietro le quinte, anticipa rispondendo a chi gli chiede quale sia la canzone che oggi rappresenta di più il suo percorso: “Alla fine sono le canzoni romantiche quelle che hanno la vita più lunga, probabilmente perché quello è un sentimento che grazie al cielo continua ad avere un suo spazio nella vita delle persone. E quindi alla lunga, se mi dai una chitarra e dici cantami una canzone tua, io ti canto ‘Bella’”, confessa.  

Lorenzo canta e balla con quell’energia positiva inesauribile che è la cifra dei suoi live e che è anche il motore del suo pubblico variegato. A rendere l’appuntamento speciale è anche il ritorno nella città dove è nato e che dice di aver trovato, nel giro in bici di 60 km che venerdì lo ha portato nei luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, “molto meglio di come viene raccontata”.  

A fianco di Jovanotti, anche questa sera, la band con cui ha condiviso tutto il cammino di questa grande festa itinerante: l’inseparabile Saturnino, basso e amico fraterno di Lorenzo da oltre 35 anni; Adriano Viterbini alla chitarra; Christian “Noochie” Rigano alle tastiere elettroniche e synth; Franco Santarnecchi al pianoforte e alle tastiere analogiche; Carmine “B-Dog” Landolfi alla batteria; Moris Pradella alla seconda chitarra e ai cori; Micol Touadi e Jennifer Vargas ai cori; Leo Di Angilla alla ritmica; Kalifa Kone agli strumenti della tradizione africana, dal djembe al balafon, dal tama al ngonì; Gianluca Petrella al trombone e alla direzione della sezione dei fiati, composta anche da Camilla Rolando alla tromba e Sophia Tomelleri al sax. 

La festa, come per le altre date di questo tour (Roma arriva dopo Olbia, Montesilvano, Catanzaro, Palermo, Napoli e Bari), inizia già a metà pomeriggio. E Jovanotti, che arriva all’appuntamento romano a due settimane dal sessantesimo compleanno (lo festeggerà il 27 settembre, “con le mie ragazze, andremo a mangiare una pizza, io faccio feste per mestiere, non sono abituato a festeggiare i compleanni, lo festeggiavo solo con mio padre che era nato il giorno dopo il mio”), l’ha punteggiata di collaborazioni e ospiti di diverse generazioni, le stesse che compongono il suo pubblico gioioso, fatto di suoi coetanei ma anche di figli, nipoti e famiglie: la sua “tribù che balla”. 

Sul palco del Circo Massimo sfilano dalle 16 i dj-producers Fresco & Ali Selecta, il cantautore Matteo Alieno, la cantautrice di origini palestinesi Tära, l’artista e polistrumentista egiziana Bal Qeis, specialista dell’oud e del live looping con cui mescola la tradizione mediorientale all’elettronica, la band multiculturale Ayom, che unisce i suoni dell’Atlantico a quelli del Mediterraneo, la romanissima crew hip hop Cor Veleno (con cui Jova si lancia anche in un free style), il rapper impegnato Frankie hi-nrg. 

Jova sale sul palco secondario, nel centro dell’arena romana, per un primo set unplugged poco dopo le 17.30 e regala al pubblico del Circo Massimo alcuni brani meno frequentati nei suoi live (da ‘Ricordati di vivere’ a ‘Pieno di vita’, a ‘Quando sarò vecchio’) aprendo per l’occasione con una versione personalizzata delle “osterie” romanesche. Gioca con i suoi ospiti. Poi verso le 18.30 raggiunge il cantautore indie Mobrici sul palco principale per duettare sulle note del brano ‘Border Jam’, un brano che parla di confini e che Lorenzo canta per la prima volta live, modificandone il finale in senso pacifista: “senza più confini, senza più guerre”. Dietro le quinte poi spiega: “È una canzone che parla di cancellare i confini, parla di un’utopia. Le canzoni se lo possono permettere: nella vita reale certe retoriche ce le risparmieremmo, ma nelle canzoni possiamo permetterci il sogno, l’utopia. Meno male”. 

Il viaggio che si conclude nel cuore più antico di Roma, dopo un incipit dall’altra parte del mondo, in Australia, e le tappe europee, è anche un itinerario di scoperta e riscoperta di bellezze del centro-sud Italia che Jovanotti ha percorso in bicicletta e raccontato sui social. Un viaggio che però, chiarisce, non avrà spazio nel montaggio del film documentario sulla sua vita ‘Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti’, diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti, in arrivo nelle sale dal 26 novembre al 2 dicembre.
 

“Il film è chiuso – racconta – Per la prima volta nella mia vita non ho avuto il controllo: mi hanno seguito per sette anni, ma ho chiesto di non vederli mai. Non volevo percepire la presenza delle telecamere. Non volevo fare un documentario sulla mia storia, anche perché se lo faccio io viene male, perché lo faccio tutto rivolto al futuro. Ma gli ho messo a disposizione tutto il materiale. E la cosa bella è che abbiamo trovato uno scatolone di Super 8 che aveva fatto mio padre: è un documentario su un bambino, il bambino che mi porto dentro. È molto emozionante, un po’ struggente. Quando l’ho visto per la prima volta, sono stato una settimana scosso, poi ho detto: bello, per me va bene così”.  

Il film è già dato in lizza, nei rumors degli addetti ai lavori, per una presentazione in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre. Un evento che chiuderebbe idealmente il cerchio delle ‘feste’ di Lorenzo, che dal Jova Summer Party porta al red carpet dell’Auditorium, passando per il suo sessantesimo compleanno.  

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