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Iran-Usa, Trump frena: “Accordo vicino ma non c’è fretta”

(Adnkronos) –
L’accordo tra Stati Uniti e Iran ancora non c’è. Nel ‘gioco dell’oca’ di Donald Trump, si torna improvvisamente indietro di qualche casella. Se l’intesa sembrava imminente tra sabato e domenica, secondo le dichiarazioni e i post del presidente americano, ora si riparte dalle trattative sui dettagli relativi al nodo già noto: il programma nucleare di Teheran. Le parti, afferma il New York Times, hanno un’intesa di massima per chiudere la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. L’uranio arricchito dalla Repubblica islamica, però, rimane ancora sul tavolo. Dopo aver premuto sull’acceleratore, è Trump a frenare per l’ennesima volta. 

 

“I negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo. Ho informato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione dell’accordo, dato che il tempo è dalla nostra parte”, dice il presidente americano cancellando tranquillamente i proclami e i ‘quasi annunci’ di 24 ore prima. La fumata bianca non c’è e non può essere considerata nemmeno imminente. 

“Il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino al raggiungimento, alla certificazione e alla firma di un accordo. Entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario e fare le cose per bene. Non possono esserci errori”, prosegue il numero 1 della Casa Bianca. Il tema cruciale è rappresentato, in un quadro cristallizzato da settimane, dal programma nucleare iraniano. “L’Iran non avrà mai armi atomiche”, dice Trump, ribadendo la sua linea rossa. Il presidente americano è convinto che gli Stati Uniti alla fine otterranno dall’Iran i 440 chili di uranio arricchito al 60% 

“Il presidente Trump ed io abbiamo concordato che qualsiasi accordo definitivo con l’Iran debba eliminare completamente la minaccia nucleare. Ciò significa smantellare gli impianti di arricchimento dell’uranio iraniani e rimuovere il materiale nucleare arricchito dal suo territorio”, dice il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Vogliamo rassicurare il mondo sul fatto che non stiamo cercando di dotarci di armi nucleari”, dice nelle stesse ore il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. 

In linea di massima, quindi, la strada appare tracciata. Ma la fumata bianca non c’è. Il New York Times delinea un’ipotesi di intesa in base a cui secondo cui l’Iran trasferirebbe le scorte di materiale arricchito all’estero o di sospendere l’arricchimento oltre il 3,6% per un decennio. Da Teheran, l’agenzia Tasnim smentisce tutto: “E’ falso”. Nel mirino finisce l’ostruzionismo statunitense su diverse clausole del nascente accordo tra Iran e Stati Uniti, tra cui lo sblocco dei beni iraniani congelati. 

Dalla metà campo americana a fare il punto è un anonimo esponente dell’amministrazione Trump, citato da Axios: restano ancora dettagli “da definire”, ma la natura “lenta e opaca” del sistema decisionale iraniano potrebbe ritardare un accordo di qualche giorno. “Ci sono ancora discussioni su dettagli specifici. Alcune parole sono importanti per noi, altre per loro”, dice, evidenziando che “a quanto ci risulta, la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha approvato le linee generali dell’intesa. Se questo si concretizzerà in un accordo è ancora da vedere”. Prudente ottimismo, insomma. Confermato dal segretario di Stato americano, Marco Rubio. “Lo Stretto deve essere riaperto immediatamente e poi, secondo parametri concordati, avvieremo colloqui molto seri sull’arricchimento, sull’uranio già arricchito e sull’impegno dell’Iran a non possedere mai armi nucleari. Un’intesa del genere non si può scrivere su un tovagliolo…”. 

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