20 C
Lucca
mercoledì 9 Settembre 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Ex Ilva, licenziamenti sospesi fino a sentenza: governo apre a partecipazione pubblica

(Adnkronos) –
Tregua sui 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto: Aigi e Aepi, che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico, hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. Ma è una tregua breve, durerà finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d’Appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in As per il decreto di fermata. Intanto, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica a patto, però, che ci sia un piano industriale solido.  

È quanto è emerso dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per un totale di quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Insieme a Mantovano, una fitta pattuglia di ministri: delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il consigliere per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.  

Il passaggio è delicatissimo, la situazione spinosa. Oggi è prevista l’udienza di fronte al tribunale meneghino (la decisione finale non dovrebbe tardare di molto ad arrivare). “Nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo – assicura Mantovano – l’intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area”.  

Il primo passo è lo stop temporaneo ai licenziamenti, con un richiamo alla responsabilità “a cui non ci siamo potuti sottrarre, di fronte anche alle garanzie sulla continuità produttiva e di un nuovo tipo di acciaio green e forni Dri”, ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi; cui fanno eco le parole del presidente di Aepi, Mino Dinoi: “Avere l’unità verso un appello del governo di sospendere i licenziamenti è anche un atto di apertura da parte nostra, perché il nostro obiettivo non era licenziare ma far arrivare il grido di allarme che c’è a Taranto”.  

L’incertezza tuttavia rimane, e i metalmeccanici sono inquieti. Il confronto tra esecutivo e tute blu sconta quelle che fonti sindacali hanno definito “forti tensioni”, dovute allo stallo sulle differenti posizioni in merito alla vicenda dell’acciaieria, che portano ad una pausa di circa un’ora. Alla fine non si trova la quadra, ma si mette il tavolo in standby: entro un paio di giorni – quindi dopo l’udienza della Corte d’Appello – ci sarà un aggiornamento. Più tempo, quindi, per fare degli “approfondimenti”, spiega il segretario Uilm, Davide Sperti. “Siamo stati a un passo dalla rottura, i due giorni presi dal governo sono necessari a trovare gli strumenti nel caso in cui la magistratura confermasse di chiudere l’area a caldo”, dice il leader Fiom, Michele De Palma. E gli strumenti, i sindacati lo dicono con chiarezza, devono tutelare i lavoratori: “Per ora i licenziamenti sono solo sospesi, per noi il blocco dei licenziamenti è fondamentale”, dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale Fim. 

Il governo “non è rassegnato” anche se la situazione è difficile, e Mantovano indica tre direttrici su cui lavorare anche nell’eventualità in cui il tribunale meneghino dovesse confermare la sospensione: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l’individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti Ex Ilva ma anche delle aziende dell’indotto.  

Sul fronte del bando internazionale non ci sono novità: la proposta di Jindal è sul tavolo, mentre gli italiani della cordata di Federacciai sono ancora nella fase di due diligence. Occorreranno, nei calcoli del governo, un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione, seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva.  

Nel mentre si apre lo spiraglio della partecipazione pubblica dello Stato. L’esecutivo infatti non la esclude, a patto però che ci sia un piano industriale solido e credibile, avrebbe affermato il sottosegretario. In ogni caso, l’unico futuro dell’acciaio in Italia è un futuro green. Quindi forni elettrici alimentati a Dri: le risorse ci sono, il governo le userà, avrebbe affermato Mantovano (il miliardo stanziato dal governo Draghi per il Dri, successivamente ridotto a circa 700 milioni, era stato dirottato dal decreto infrastrutture, diventato legge lo scorso 7 agosto, nei capitoli del Mimit con obiettivi, più generali, di decarbonizzazione siderurgica, rendendo possibile per questi fondi ‘rientrare dalla finestra’). 

Per un rilancio vero, però, il raggio d’azione però deve essere più ampio della sola Ilva. Per questo da Palazzo Chigi arriva la proposta di un tavolo permanente sull’area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 o, ancora, per gli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania. La convocazione potrebbe arrivare già dai prossimi giorni, e l’obiettivo, spiega il sottosegretario, dovrà essere quello di “favorire l’assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell’area attraverso un disegno d’insieme”.  

L’idea piace alle imprese e agli enti territoriali, che insistono sulla necessità di mettere a terra una legge speciale per Taranto: “Abbiamo condiviso l’idea di costituire un tavolo interistituzionale di monitoraggio con ministeri ed enti locali, associazioni datoriali e sindacali, per individuare le soluzioni che possono poi diventare un provvedimento”, dice il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Gelida, invece, la reazione delle tute blu: “Non siamo una falegnameria, vogliamo risposte”, è la chiosa di Sperti. (di Martina Regis) 

 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Lucca
cielo sereno
20 ° C
20.7 °
20 °
89 %
0.5kmh
1 %
Mar
21 °
Mer
24 °
Gio
20 °
Ven
20 °
Sab
21 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS