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Istituzioni e Ansfisa per sicurezza infrastrutture e gestione post-emergenza

(Adnkronos) – Il confronto nazionale sulla sicurezza dei territori e delle infrastrutture di trasporto, svoltosi oggi a Bologna presso la sede della Regione Emilia-Romagna, ha delineato una strategia operativa fondata sull’integrazione tra competenze scientifiche, amministrative e ingegneristiche. L’iniziativa, promossa da Ansfisa e Remtech, ha riunito i principali attori della governance pubblica e i gestori delle reti per trasformare il concetto di ricostruzione in un’opportunità di prevenzione strutturale. Al centro del dibattito è emersa la necessità di superare la gestione episodica delle criticità a favore di una filiera coordinata di responsabilità, capace di anticipare le fragilità del territorio attraverso il monitoraggio costante e l’analisi dei dati. 

Sotto il profilo tecnico, i lavori si sono concentrati sulla mitigazione del rischio idrogeologico applicata alle reti di trasporto, con la presentazione del Libro Bianco dedicato al rapporto tra dissesto e infrastrutture. Alessandro Morelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha illustrato un piano organico per la sicurezza, mentre il Commissario alla Ricostruzione Fabrizio Curcio ha evidenziato come, dopo gli eventi del 2023, si sia consolidata “una nuova consapevolezza sulla riduzione del rischio”. In questa prospettiva, la capacità di pianificare interventi resilienti diventa il parametro cardine per orientare gli investimenti pubblici. 

 

 

Il modello emiliano-romagnolo è stato presentato come un laboratorio per rafforzare il supporto ai Comuni e stabilizzare i processi di manutenzione delle reti. Il Presidente della Regione, Michele de Pascale, ha ribadito l’importanza di un approccio che integri la conoscenza tecnica con la visione politica per presidiare la sicurezza dei cittadini. Domenico Capomolla, Direttore di ANSFISA, ha confermato il ruolo dell’Agenzia nella promozione di una cultura della sicurezza basata sulla vigilanza e sul dialogo costante con i territori, elementi ritenuti indispensabili per garantire la tenuta delle infrastrutture strategiche di fronte agli effetti degli eventi meteorologici estremi. 

 

Alessandro Morelli, Sottosegretario Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Il Governo ha avviato un piano decennale 2025-2034 da 115,5 miliardi di euro per colmare i divari infrastrutturali e rafforzare la sicurezza del Paese. È una scelta politica chiara, che guarda alla protezione dei cittadini, alla continuità delle reti e alla competitività del sistema produttivo. La mitigazione del rischio non può più essere considerata solo un tema tecnico: è una priorità nazionale. Per questo stiamo lavorando per superare la logica dell’emergenza, migliorare il coordinamento tra istituzioni, gestori e operatori, programmare meglio gli interventi e ridurre la frammentazione decisionale. La sicurezza non è un costo, ma un investimento sul futuro dell’Italia. La strada è quella della responsabilità, della concretezza e del coraggio decisionale”. 

 

Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Il dissesto idrogeologico rappresenta una delle sfide più urgenti e complesse per la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture di trasporto. L’Italia è un territorio fragile, con circa il 94% dei Comuni classificato a rischio idrogeologico, e in questo contesto non conta soltanto la disponibilità delle risorse, ma anche la capacità di trasformarle rapidamente in interventi concreti. Le infrastrutture lineari sono particolarmente vulnerabili e proprio su di esse il Ministero sta concentrando un’azione strategica di potenziamento, manutenzione e innovazione. Il confronto di Bologna offre quindi un contributo prezioso per rafforzare sicurezza, sostenibilità e resilienza delle reti di trasporto di fronte ai rischi idrogeologici”. 

Michele de Pascale, Presidnete Regione Emilia-Romagna: “L’esperienza dell’Emilia-Romagna dopo le alluvioni del 2023 e del 2024 può offrire al Paese elementi utili per ripensare modalità di risposta al rischio e alle emergenze. Ci siamo confrontati con un evento molto diverso dalle grandi emergenze sismiche su cui si era costruita gran parte della normativa precedente: diversa è la dinamica ricostruttiva, diversa la gestione del rischio, diversi i meccanismi di intervento e indennizzo. Oggi sono in corso circa 3 miliardi di opere di ricostruzione, ma il passaggio decisivo riguarda il miliardo destinato alla prevenzione. L’obiettivo è dimostrare che queste risorse possono tradursi in opere concrete e contribuire a un cambio di approccio nazionale, fondato su più prevenzione e su un supporto amministrativo più forte ai Comuni”. 

 

Fabrizio Curcio, Commissario Ricostruzione Emilia-Romagna: “Quando la popolazione non si sente sicura, non restituiamo una buona immagine del lavoro che il Paese sta facendo. In questi mesi siamo riusciti a costruire un quadro più unitario, che tiene insieme le diverse competenze e le diverse ricostruzioni, dagli eventi del 2023 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche fino a quelli del 2024. Il ragionamento che dobbiamo fare oggi deve essere alto, non possiamo continuare a riversare sull’emergenza tutto ciò che non riusciamo a fare nell’ordinario. L’esperienza del 2023 ha segnato un prima e un dopo, non solo per l’Emilia-Romagna, perché ha risvegliato una consapevolezza nazionale sul tema della riduzione del rischio. Questa consapevolezza va però guidata, altrimenti si parla solo di risorse senza capire come e dove metterle davvero a terra. Le strutture commissariali devono inserirsi dentro un sistema che già esiste, fatto di regole, apparati e competenze, contribuendo a rafforzarlo senza scompaginarlo”. 

 

Errico Stravato, Amministratore delegato SOGESID: “Dalla nostra esperienza quotidiano sul territorio, emerge con chiarezza che alla capacità di ricostruire deve affiancarsi un investimento strutturale sulla prevenzione. Non possiamo limitaci a rispondere alle emergenze: è necessario intervenire sulle cause della vulnerabilità, integrando pianificazione, manutenzione e conoscenza dei territori. Il confronto di oggi conferma che la gestione del rischio è un processo continuo, che richiede coordinamento tra istituzioni, gestori e competenze tecniche. In questa direzione, ogni intervento di ricostruzione deve contribuire a rafforzare in modo stabile la sicurezza e la resilienza dei territori”. 

 

Silvia Paparella, General Manager RemTech Hub Tecnologico: “L’Italia è un Paese strutturalmente fragile, per conformazione geologica, morfologica e territoriale. Come emerge anche dal Libro Bianco, circa il 94% dei Comuni è esposto a rischio idrogeologico, una condizione aggravata dall’intensificarsi degli eventi estremi, dall’urbanizzazione e dall’impermeabilizzazione delle città. L’Emilia-Romagna ha vissuto direttamente questa fragilità con le alluvioni tra il 2023 e il 2024, che hanno aperto una fase complessa di ricostruzione. È nel solco della prevenzione che si colloca il Libro Bianco sulle infrastrutture di trasporto, come strumento per rafforzare conoscenza, programmazione e capacità di intervento. Ricostruzione e prevenzione sono una grande opera collettiva: è questo il senso della giornata di Bologna, costruire una rotta comune per la sicurezza dei territori e il futuro delle comunità”. 

 

Domenico Capomolla, Direttore ANSFISA: “L’incontro di oggi rappresenta una tappa importante del percorso che ANSFISA sta portando avanti sui territori, con l’obiettivo di promuovere una visione sempre più integrata tra prevenzione, sicurezza delle reti infrastrutturali e capacità di risposta ai cambiamenti climatici. La scelta dell’Emilia-Romagna non è casuale: questa Regione ha sperimentato con particolare intensità quanto la ricostruzione non possa più essere affrontata come una semplice sequenza di interventi emergenziali, ma richieda una lettura sistemica della vulnerabilità dei territori. Non può esserci una ricostruzione realmente efficace senza prevenzione, senza supervisione e senza la capacità di fare sistema tra istituzioni, gestori e mondo tecnico- professionale. Il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico e le infrastrutture di trasporto vuole essere uno strumento a supporto di questo dialogo, per rafforzare politiche e modelli di intervento orientati a sicurezza, prevenzione dei rischi e sostenibilità dei territori”. 

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