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Pavia, così il progetto “Un’altra gang in città” sfida il disagio giovanile

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico sulle cosiddette “baby gang” si è spesso limitato a invocare allarme e repressione di fronte a episodi di violenza che coinvolgono giovanissimi, talvolta appena adolescenti. Tuttavia, a Pavia sta prendendo piede un approccio differente, che mira a scavare nelle radici del fenomeno per comprendere cosa si celi dietro comportamenti apparentemente solo trasgressivi.

Dietro la prepotenza, infatti, si nasconde spesso un bisogno di affermazione, di riconoscimento e una ricerca d’identità che non trova risposte adeguate.

Trasformare la trasgressione in risorsa

Nasce così il progetto “Un’altra gang in città: trasformare la trasgressione in crescita”, un’iniziativa finanziata da Ats Pavia e realizzata dall’Associazione Gli Sdraiati. Il progetto vanta una solida rete di collaborazione che include le istituzioni della giustizia minorile e le scuole del territorio. L’obiettivo centrale è intercettare i ragazzi prima che la trasgressione diventi una normalità consolidata nelle loro vite, offrendo percorsi strutturati anche a chi è già seguito dai servizi sociali o educativi.

Il dottor Luca Dinatale, psicoterapeuta dell’età evolutiva, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e presidente de Gli Sdraiati, spiega che il gesto trasgressivo in adolescenza può essere interpretato come una “fantasia di recupero maturativo”. In altre parole, è un modo disordinato e talvolta violento per testare la propria autonomia e il senso di appartenenza quando le reti educative degli adulti appaiono distanti o fragili.

L’associazione Gli Sdraiati, attiva dal 2017 con un team di psicologi, educatori e insegnanti, mette in campo la propria esperienza per accompagnare famiglie e adolescenti in queste sfide.

Gli strumenti dell’intervento: dal “MindfuLab” alle scuole

Il cuore operativo del progetto vedrà il via nei prossimi mesi con il “MindfuLab”, un laboratorio di gruppo specificamente pensato per i più giovani. Attraverso l’uso di tecniche di mindfulness ed esercizi di autoregolazione, i ragazzi impareranno a gestire l’impulsività e a riconoscere i comportamenti a rischio. L’idea è quella di incanalare l’energia trasgressiva, trasformandola in una consapevolezza interiore che permetta di relazionarsi in modo più sano con se stessi e con i coetanei.

Tuttavia, il progetto non si limita ai soli ragazzi. La visione complessiva include azioni mirate per l’intero ecosistema educativo, come “Alleanze familiari”: un percorso di sostegno per i genitori, spesso disorientati e isolati di fronte alle difficoltà dei figli. Ma anche “Scuole della legalità”: un’iniziativa dedicata alla formazione dei docenti e alla prevenzione delle dinamiche di gruppo negative all’interno delle classi. Attualmente, l’associazione è alla ricerca di ulteriori risorse e collaborazioni per attivare a pieno regime queste ultime due linee d’azione, così da ampliare l’impatto sul territorio pavese.

Un investimento per il futuro della comunità

L’intero progetto si svilupperà lungo tutto il 2026, rappresentando un significativo investimento locale sulla prevenzione e sulla responsabilità condivisa. Le prime attività partiranno nelle prossime settimane con la formazione dei gruppi MindfuLab, mentre le altre fasi verranno implementate progressivamente durante l’anno.

Come sottolineato dal dottor Dinatale, il traguardo non è solo evitare il rischio, ma restituire ai ragazzi la possibilità di costruire un’identità positiva. L’obiettivo finale è far sì che i giovani possano sperimentare “appartenenze sane”, sentendosi finalmente riconosciuti e accolti da una comunità adulta competente.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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