È possibile crescere un figlio dopo i novant’anni? Secondo il dottor John Levin, la risposta è “Sì”. A raccontare la storia del medico australiano diventato papà a 93 anni è il quotidiano locale Herlad Sun, il quale ha raccolto le testimonianze di Levin e della moglie 37enne, dalla cui unione è nato a febbraio 2024 il piccolo Gabby.
In un’epoca in cui si discute molto di longevità e calo delle nascite, il medico di Melbourne ha sorpreso il mondo diventando di nuovo papà alla soglia dei cent’anni e nonostante fosse già bisnonno. Per molti, la loro storia è la dimostrazione che il desiderio di vita non ha una data di scadenza, ma non sono mancate le polemiche.
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Un incontro nato per caso
La nuova vita del dottor Levin è iniziata dopo un periodo personale molto difficile: il dottore è diventato vedovo della prima moglie dopo 57 anni di matrimonio. Per combattere la solitudine, a ottant’anni, l’uomo ha deciso di imparare una nuova lingua: il mandarino. È in quell’occasione che il medico ha incontrato Yangying Lu, la sua insegnante. Così, quello che era nato come un rapporto tra studente e docente – che i due hanno definito anche un po’ fallimentare – si è trasformato in un amore profondo, culminato nelle nozze a Las Vegas nel 2014.
La coppia possiede una differenza d’età di 56 anni, ma ha trovato un’intesa perfetta basata sull’affetto e non, come molti hanno criticato, riguardante il denaro: all’epoca dell’incontro il medico stava affrontando un fallimento finanziario.
Il desiderio di un figlio
L’idea di allargare la famiglia non era stata inizialmente programmata. A far scattare il desiderio alla donna è stato il lockdown causato dalla pandemia da Covid-19. È lì che Yangying Lu ha sentito il bisogno di avere un legame eterno con il marito: “Se dovessi perderlo, vorrei una parte di lui con me”, ha spiegato la donna al quotidiano australiano Herald Sun.
Grazie alla fecondazione in vitro (Ivf) riuscita al primo tentativo e all’aiuto di un donatore di sperma, nel febbraio 2024 è nato Gabby. John ha vissuto questa nascita con incredibile emozione, pur avendo dovuto affrontare pochi mesi dopo la dolorosa perdita del suo primogenito, scomparso a 65 anni a causa della Sla.
Il segreto di una lunga vita
John Levin, inoltre, non è solo un neopapà, ma anche un esperto di medicina anti-invecchiamento che sperimenta su se stesso con un regime rigoroso da trent’anni. La sua “ricetta” per restare giovane include iniezioni quotidiane di ormoni della crescita, sessioni di palestra due volte a settimana, il digiuno intermittente fino a mezzogiorno e una dieta prevalentemente vegetariana. Anche se le sue pratiche sono viste con scetticismo da gran parte delle autorità mediche australiane, che avvertono sui rischi legati all’uso prolungato di ormoni, Levin continua a lavorare cinque giorni a settimana e si sente pieno di energia.
Il suo obiettivo è ora quello di raggiungere almeno i 105 anni per poter accompagnare il figlio Gabby nei momenti più importanti della sua crescita, come il Bar Mitzvah (la cerimonia ebraica di passaggio all’età adulta religiosa) a 13 anni.
In vista di questo traguardo, la moglie Yangying ha iniziato un percorso di conversione all’ebraismo per condividere pienamente l’identità religiosa della famiglia del marito.
Le critiche
La storia della coppia ha fatto il giro del web raggiungendo una certa notorietà in tutto il mondo. Molti utenti hanno commentato l’età del dottore e la sua paternità, seppur non biologica, come uno “scherzo della natura”: “Sicuramente starà con lui per soldi”, si legge in molti commenti sui social. Altri utenti hanno sollevato anche un pregiudizio raziale: “Ecco l’ennesimo medico bianco con una giovane asiatica”.
Dall’altro lato, però, c’è chi non ha potuto fare a meno di notare che la coppia, nelle varie interviste online, manifesta lucidità e amore e “sembra che il piccolo Gabby cresca oggi circondato da una rete d’affetto unica”, si legge sui social. In effetti, oltre ai genitori, il neonato può contare sulle sorelle, avute dal precedente matrimonio del dotto Levin, che hanno già superato i sessant’anni e su una pronipote che ha quasi la sua stessa età. A modo proprio, questa famiglia ha saputo dimostrare che l’età è solo un numero e la felicità è l’unico parametro che conta.
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content.lab@adnkronos.com (Redazione)


