20.9 C
Lucca
mercoledì 23 Settembre 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Londra cresce ma perde bambini: perché le grandi città stanno diventando città per adulti

Londra continua a crescere, ma ha sempre meno bambini. Tra il 2013 e il 2023 la popolazione della capitale britannica è aumentata di circa 506 mila abitanti, mentre quella dei bambini tra 0 e 9 anni è diminuita di 99.100 unità. Una divergenza che sta cambiando la composizione della città e che diventa particolarmente visibile in uno dei primi servizi pubblici a risentire delle trasformazioni demografiche: la scuola.

Negli ultimi cinque anni circa 90 scuole londinesi hanno chiuso o si sono fuse con altri istituti, mentre il numero degli alunni continua a scendere. Il fenomeno non sembra destinato a fermarsi: London Councils, l’organizzazione che rappresenta i 32 borough della capitale e la City of London, prevede che tra l’anno scolastico 2025-2026 e il 2029-2030 la domanda di posti nelle classi di ingresso della scuola primaria diminuisca del 2,5% e quella per il primo anno della secondaria del 3,8%. Nell’Inner London, la parte più centrale della metropoli, le riduzioni previste salgono rispettivamente al 6,4% e al 7,6%.

Dietro questi numeri non c’è soltanto la bassa natalità. Londra sta sperimentando contemporaneamente una riduzione della fecondità e l’uscita di molte famiglie verso altre aree del Regno Unito. Può così verificarsi un apparente paradosso: la città guadagna abitanti mentre perde bambini.

E Londra non è un caso isolato. Da New York a Chicago, da Los Angeles a San Francisco, alcune delle maggiori metropoli americane hanno registrato negli ultimi anni forti contrazioni della popolazione infantile. Città capaci di attrarre studenti, professionisti e lavoratori continuano quindi a esercitare una grande forza economica e culturale, ma sembrano incontrare maggiori difficoltà nel trattenere le persone quando diventano genitori.

Londra cresce, ma i bambini diminuiscono

Il cambiamento della capitale britannica viene da lontano. Le nascite hanno raggiunto un picco intorno al 2012 e successivamente hanno cominciato a diminuire: nel 2023 erano circa il 20% in meno rispetto a undici anni prima. Secondo la London Assembly, il calo è stato determinato principalmente dalla riduzione dei tassi di fecondità, più che da una diminuzione della popolazione femminile nelle età in cui più frequentemente si hanno figli.

La dinamica è più accentuata nel centro. Nell’Inner London alla minore natalità si aggiunge infatti un saldo migratorio interno negativo dei bambini fino a dieci anni: molte famiglie con figli piccoli si trasferiscono verso altre parti del Regno Unito. Nel resto della capitale il calo è meno pronunciato e in alcune aree il numero dei bambini nelle scuole primarie ha mostrato una maggiore stabilità.

Perché le famiglie se ne vanno? Il rapporto “A London for every child”, pubblicato dalla London Assembly nel marzo 2026, individua diversi ostacoli che si sovrappongono: costo degli alloggi, spesa per l’assistenza all’infanzia, disponibilità di case adatte ai nuclei familiari e costo generale della vita. Un sondaggio commissionato dalla Greater London Authority ha rilevato che il 30% dei londinesi considera la città un posto inadatto a crescere dei figli, mentre il 41% la giudica adatta.

Il costo della casa è uno dei fattori che pesano di più sulla permanenza delle famiglie in città. Un appartamento sufficiente per una persona o una coppia può diventare rapidamente inadeguato dopo la nascita di uno o due figli. In una metropoli come Londra, dove gli alloggi più grandi hanno prezzi molto elevati, questo passaggio può tradursi in un forte aumento della spesa mensile o nella necessità di trasferirsi più lontano dal centro e dal luogo di lavoro.

A questo si somma il costo della cura. E il problema non è esclusivamente britannico: anche in Italia crescere un figlio comporta un impegno economico che cambia profondamente nel corso dei suoi primi 18 anni. Una stima recente quantifica in circa 162 mila euro la spesa media dalla nascita alla maggiore età, con forti differenze determinate dal reddito, dai servizi disponibili e dalle caratteristiche della famiglia: è un dato che mostra quanto abitazione, childcare, trasporti e disponibilità di servizi pubblici possano incidere sulla sostenibilità economica della genitorialità.

La diminuzione dei bambini londinesi produce intanto conseguenze molto concrete. Poiché in Inghilterra una parte rilevante dei finanziamenti scolastici dipende dal numero degli alunni, meno iscritti significano anche meno risorse. London Councils stima che il calo previsto possa tradursi in circa 45 milioni di sterline in meno per le scuole della capitale nei prossimi quattro anni, 15 milioni nella primaria e 30 milioni nella secondaria.

Per gli istituti con pochi studenti il problema può diventare strutturale: riduzione del personale, meno attività extracurriculari, diminuzione delle materie disponibili e, nei casi più difficili, fusione o chiusura. Il rapporto pubblicato a settembre da London Councils descrive anche l’impatto sui bambini e sulle famiglie, che durante procedure molto lunghe possono rimanere per mesi senza sapere se dovranno cercare una nuova scuola. Alcuni dirigenti scolastici hanno definito il processo “traumatico”.

Da New York a San Francisco, le grandi città perdono famiglie

La stessa domanda emerge dall’altra parte dell’Atlantico. Un’analisi del Manhattan Institute basata sui dati dello U.S. Census Bureau rileva che tra aprile 2020 e luglio 2024 la popolazione con meno di cinque anni è diminuita del 7% nelle grandi contee urbane statunitensi, più del doppio rispetto alla contrazione registrata complessivamente nel Paese.

In alcune delle aree urbane più note il calo è stato molto più marcato: -18,9% a Manhattan, -17,8% a Brooklyn, -15,6% nella contea di Cook, dove si trova Chicago, -14,7% a San Francisco e -14,4% nella contea di Los Angeles. I dati richiedono cautela, perché il periodo comprende gli anni eccezionali della pandemia e perché i confini delle contee americane non coincidono sempre con quelli delle città. L’analisi registra inoltre una stabilizzazione della popolazione sotto i cinque anni in alcune aree nel 2024, senza però un recupero delle perdite precedenti.

Il fenomeno nasce dall’intreccio di almeno due dinamiche. La prima è nazionale: negli Stati Uniti nascono meno bambini. La seconda è specificamente urbana: una parte delle famiglie si sposta fuori dai grandi centri.

Prezzi immobiliari e dimensioni delle abitazioni entrano nella scelta insieme al costo dei servizi per l’infanzia, alla disponibilità delle scuole, agli spostamenti quotidiani e alla possibilità di conciliare lavoro e vita familiare. Una metropoli può quindi essere estremamente attrattiva per una persona a 25 o 30 anni e diventare molto meno sostenibile pochi anni dopo, quando cambiano lo spazio necessario in casa, gli orari e il bisogno di servizi.

Il cambiamento può essere ancora più rapido nei quartieri centrali interessati da gentrificazione e aumento dei valori immobiliari. Quando abitazioni relativamente grandi diventano economicamente accessibili soltanto a redditi molto elevati, o vengono suddivise in appartamenti più piccoli, il problema non riguarda necessariamente la capacità della città di attirare persone, ma quali tipi di nuclei familiari possono permettersi di restare.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Lucca
nubi sparse
20.9 ° C
23.6 °
20 °
41 %
1.3kmh
57 %
Mer
21 °
Gio
22 °
Ven
21 °
Sab
20 °
Dom
21 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS