13.5 C
Lucca
venerdì 13 Marzo 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Il partner controlla il telefono? Per una donna su quattro “non è un problema”

Lo smartphone brilla nel buio delle nostre stanze con l’ennesima notifica di un social network, custode silenzioso di ogni segreto, una vera e propria “scatola nera” della nostra esistenza da cui fatichiamo a separarci anche solo per un istante. Ma per molti giovani, questo spazio intimo non è poi così privato: si trasforma in un confine incerto dove la condivisione scivola nel monitoraggio. Tra le pagine dell’Osservatorio indifesa 2026, curato da Scomodo per Terre des Hommes, emerge una realtà ambivalente: circa una donna su quattro non crede sia un problema se il compagno decide di rovistare tra le sue chat e le sue foto, e vi è persino una piccola “quota residuale” che, in quella sorveglianza costante, crede di scorgere un paradossale gesto d’affetto o di rispetto.

Attraverso il racconto di un campione di 2.006 ragazzi e ragazze, il report scatta una fotografia cruda e nitida di una generazione che si muove in un panorama dove la violenza, sia fisica che digitale, ha smesso di essere un’ombra lontana per diventare un’esperienza tristemente ordinaria e diffusa.

Tra controllo e “normalità”

Il dato relativo al controllo dello smartphone all’interno della coppia è uno dei più significativi. Anche se la grande maggioranza delle ragazze intervistate (74,7%) considera l’accesso del partner al proprio telefono come una forma di controllo inaccettabile, esiste una parte del campione con una percezione differente. Circa un quarto dei rispondenti (26,2%) dichiara infatti che tale pratica “non crea problemi”. All’interno di questa zona grigia, una quota residuale pari al 2,4% di giovani arriva a interpretare il controllo addirittura come una manifestazione di rispetto o apprezzamento.

Questa tendenza trova riscontro nelle abitudini digitali: oltre due terzi del campione (68,6%) ha condiviso la password del telefono o dei social. Le motivazioni variano: se il 29,7% delle ragazze lo fa per “ragioni di sicurezza”, per chi ha già vissuto esperienze di violenza la condivisione è spesso legata alla gelosia del partner (7,1%), suggerendo dinamiche relazionali asimmetriche.

La diffusione della violenza

Il report evidenzia che la violenza non è un fenomeno isolato: il 53,1% dei giovani che ha partecipato al sondaggio ha dichiarato di aver subito almeno un atto di violenza nella propria vita. Questa percentuale sale al 56,6% tra le donne. Nello specifico, le forme di abuso più frequenti per le ragazze sono:

  • Molestie sessuali: subite dal 49,1% delle giovani vittime.
  • Stalking e pedinamenti: riportati dal 26,8% delle donne colpite da violenza.
  • Umiliazioni ed emarginazione: che riguardano il 35,9% delle ragazze.

L’esposizione indiretta è altrettanto pervasiva: oltre il 90% dei giovani ha assistito a episodi di violenza verbale, come insulti o catcalling. Inoltre, il 19,69% ha assistito a forme di violenza psicologica come pedinamenti o spiate, un dato che sale al 27,8% nella fascia d’età over 26.

Ferite invisibili e rischi digitali

L’impatto di queste esperienze è profondo. La perdita di autostima, sicurezza e fiducia colpisce circa i due terzi delle vittime (65% delle donne). Tra le ragazze sono particolarmente diffusi anche l’ansia sociale e gli attacchi di panico (34,6%) e i disturbi alimentari (15,5%).

Il mondo digitale è percepito come l’ambiente più ostile: il 66,92% delle donne ritiene il web il luogo più a rischio per la propria incolumità. La preoccupazione principale riguarda il revenge porn (condivisione non consensuale di materiale intimo), indicato come il pericolo maggiore dal 59,22% del campione totale. Nonostante i timori, la consapevolezza dei propri diritti è alta: il 92,7% sa di poter denunciare e chiedere la rimozione di contenuti intimi diffusi senza consenso.

Alla ricerca di aiuto

In caso di violenza o bullismo, i giovani si affidano innanzitutto alla cerchia ristretta: il 47,2% ne parlerebbe con un amico e il 29,4% con i genitori, anche se il ricorso a questi ultimi diminuisce drasticamente con l’aumentare dell’età.

Un dato innovativo riguarda il riscorso alla tecnologia come supporto: circa la metà del campione (51,4%) ha utilizzato l’intelligenza artificiale per affrontare situazioni personali. Nello specifico, il 23,73% ha interrogato un’Ai per problemi sentimentali e il 21,14% per ricevere supporto psicologico.

La richiesta che emerge con più forza dal sondaggio è quella di un intervento strutturale nelle scuole. L’80,72% dei giovani tra i 20 e i 25 anni ritiene che l’educazione sessuo-affettiva sia “assolutamente” necessaria per prevenire la violenza di genere. I temi prioritari indicati dai ragazzi sono il consenso e il rispetto nei rapporti (78,36%), seguiti dalla gestione delle emozioni e dal contrasto agli stereotipi di genere.

 

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Lucca
cielo sereno
13.5 ° C
15.7 °
13.4 °
68 %
2.2kmh
5 %
Ven
13 °
Sab
9 °
Dom
12 °
Lun
14 °
Mar
16 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS