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Giappone, quando lo Stato decide chi è adulto (e cosa comporta esserlo)

Il secondo lunedì di gennaio il Giappone convoca ufficialmente migliaia di cittadini per dirgli che sono diventati adulti. Li chiama con una lettera formale del Comune, li fa sedere in una sala pubblica, li ascolta. Il dettaglio è che, per la legge, lo sono già. Da due anni. La cerimonia arriva in ritardo rispetto allo status giuridico, in un assetto che separa deliberatamente riconoscimento legale e riconoscimento pubblico.

È il Coming of Age Day, in giapponese Seijin no Hi (成人の日), una festività nazionale regolata per legge e inserita nel calendario civile dal secondo dopoguerra. Non nasce come evento identitario né come celebrazione generica della giovinezza. È, fin dall’origine, un atto amministrativo e politico: lo Stato che chiama a sé una classe d’età e la investe pubblicamente di un ruolo. Il fatto che oggi questo atto avvenga fuori sincrono rispetto alla legge segnala una frizione strutturale che riguarda non solo il Giappone, ma il modo in cui le società avanzate definiscono l’ingresso nell’età adulta.

La definizione pubblica dell’età adulta

Il Coming of Age Day viene istituito nel 1948, all’interno della legge sulle festività nazionali, in una fase in cui il Giappone è impegnato a ridefinire il proprio assetto istituzionale dopo la sconfitta bellica. La selezione delle ricorrenze è parte integrante di questo processo. Tra le prime festività ufficiali compaiono una giornata dedicata ai bambini, fissata al 5 maggio, e una dedicata agli adulti. La scelta riflette una precisa impostazione politica: investire simbolicamente sugli estremi del ciclo di vita in un Paese chiamato a ricostruirsi in condizioni di forte scarsità.

Nei lavori preparatori emerge con chiarezza l’idea che il futuro nazionale dipenda dalla capacità di formare e responsabilizzare le nuove generazioni. Un rapporto della Commissione per gli affari culturali della Camera dei consiglieri, datato 3 luglio 1953, indica come requisito prioritario “nutrire il popolo per ricostruire il Paese” e definisce il Coming of Age Day come un’occasione per rendere i giovani consapevoli dell’importanza di farcela non solo per sé, ma per la società nel suo complesso. Il lessico è diretto, privo di enfasi. L’età adulta viene trattata come funzione sociale prima che come passaggio biografico.

Anche la scelta della data originaria, fissata al 15 gennaio, risponde a una logica precisa. Le cerimonie tradizionali di passaggio all’età adulta erano concentrate attorno al Capodanno, ma i legislatori decisero di evitare i giorni associati alle consuetudini della corte imperiale e delle famiglie samurai. Il risultato è una collocazione volutamente neutra, interna all’inizio dell’anno ma sottratta ai rituali delle élite storiche. Il rito viene così assorbito dallo Stato e riformulato in chiave civile.

Il lunedì dell’età adulta

Per oltre mezzo secolo il Coming of Age Day resta ancorato al 15 gennaio. Il cambiamento arriva alla fine degli anni Novanta, quando il legislatore introduce il cosiddetto Happy Monday System, una riforma che sposta diverse festività al lunedì per favorire periodi di riposo consecutivi e una diversa organizzazione del tempo di lavoro. Dal 2000, la giornata degli adulti cade il secondo lunedì di gennaio.

L’intervento è presentato come una misura organizzativa e, di fatto, non incide sul significato formale della ricorrenza. Cambia il posizionamento nel calendario, non la funzione assegnata al rito. È un passaggio rilevante perché segnala una prima discontinuità: la celebrazione dell’ingresso nell’età adulta viene adattata alle esigenze di una società avanzata senza essere ripensata nei suoi contenuti.

Le cerimonie restano affidate ai governi locali, che convocano i residenti della fascia d’età interessata in sale pubbliche, palazzetti o teatri civici. In alcuni casi si scelgono sedi di grande capienza e forte riconoscibilità, come il Tokyo Disney Resort nel comune di Urayasu, per ragioni logistiche e organizzative. Il ridimensionamento delle coorti giovanili non porta a un ridimensionamento del rito, ma a una sua gestione più concentrata.

Nelle prefetture con inverni particolarmente rigidi, come Akita, Yamagata o Niigata, alcune amministrazioni hanno introdotto una flessibilità ulteriore, spostando le cerimonie a maggio o al periodo di Obon, in agosto. Anche in questi casi il calendario si adatta, mentre la struttura dell’evento resta invariata.

Diventare adulti due volte

Il punto di frizione più evidente emerge nel 2022, quando una revisione del Codice civile abbassa l’età legale della maggiore età da 20 a 18 anni. È una modifica di portata storica, la prima dal XIX secolo. Con il compimento dei 18 anni, i cittadini giapponesi acquisiscono piena capacità giuridica: possono sposarsi senza consenso parentale, stipulare contratti, accendere prestiti e assumere responsabilità civili e penali.

Parallelamente, il legislatore mantiene alcune soglie a 20 anni. Il consumo di alcol e tabacco e l’accesso al gioco d’azzardo pubblico restano vietati fino a quell’età per motivi legati alla tutela della salute. Ne deriva un sistema a doppia soglia che separa lo status giuridico da specifici comportamenti considerati sensibili.

Questa riforma avrebbe potuto portare a un riallineamento del Coming of Age Day. Non è accaduto. La maggior parte delle amministrazioni locali ha continuato a organizzare le cerimonie per i ventenni, senza indicazioni correttive da parte del governo centrale. Il rito arriva così dopo il riconoscimento legale dell’età adulta. Non conferisce diritti, non modifica lo status, non produce effetti giuridici. Assume invece una funzione diversa: ribadire pubblicamente un ruolo già acquisito sul piano formale.

La dissociazione tra legge e rito viene accettata e gestita. L’ingresso nell’età adulta non coincide più con un momento unico, ma con una sequenza di passaggi distribuiti nel tempo.

Un rito stabile in una demografia instabile

La persistenza del Coming of Age Day va letta anche alla luce della storia dei riti di passaggio in Giappone. Prima dell’introduzione di una soglia legale uniforme, l’ingresso nell’età adulta era segnato da cerimonie differenziate per classe sociale. Le fonti conservate dalla National Diet Library documentano pratiche distinte per aristocrazia di corte, famiglie samurai e popolazione comune, in cui l’abbigliamento, il nome e il ruolo sociale sancivano il cambiamento di status.

Il Coming of Age Day del dopoguerra razionalizza queste tradizioni in un rito laico e statale, replicabile su tutto il territorio. La stabilità della sua forma ha consentito alla celebrazione di attraversare decenni di trasformazioni senza modifiche sostanziali. È proprio questa stabilità a renderla oggi un indicatore implicito dei mutamenti demografici.

Ogni anno, il numero dei partecipanti riflette la dimensione delle coorti che raggiungono l’età di riferimento, in un Paese che registra da oltre trent’anni un calo costante delle nascite. Le cerimonie diventano più contenute, talvolta accorpate. Non scompaiono. Il rito perde estensione, ma mantiene funzione.

L’età adulta come responsabilità pubblica

Nel contesto attuale, il Coming of Age Day non segnala un ampliamento di opportunità. Funziona come momento in cui lo Stato identifica chi entra pienamente nel perimetro delle responsabilità collettive: lavoro, contribuzione fiscale, sostegno al welfare. In una società caratterizzata da un rapido invecchiamento, questo passaggio assume un peso crescente.

Le istituzioni centrali, a partire dal Cabinet Office Japan, utilizzano la ricorrenza per ribadire il ruolo attivo dei giovani nella tenuta del sistema. I messaggi ufficiali insistono su autonomia e partecipazione. Non promettono integrazione lineare né miglioramento automatico delle condizioni materiali.

Per un osservatore italiano, il parallelismo è diretto. Anche in Italia l’età adulta è riconosciuta formalmente a 18 anni, mentre l’accesso all’autonomia resta frammentato e spesso rinviato. La differenza è che il Giappone rende questa frattura visibile attraverso un rito pubblico che non coincide più con il momento giuridico del passaggio. Ogni gennaio, il Coming of Age Day espone una condizione che altrove resta distribuita tra dati statistici e percorsi individuali.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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