Antartide, dal permafrost emerge carbonio geologico: flussi di CO2 in forte aumento nella Taylor Valley

(Adnkronos) – Un processo geologico finora poco considerato sta contribuendo al trasferimento di carbonio dal sottosuolo antartico verso l’atmosfera, come evidenziato dai risultati della ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Global Biogeochemical Cycles e condotta da un team di studiosi del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia insieme alle Università di Otago e Waikato nella Taylor Valley, una delle principali aree libere dai ghiacci delle McMurdo Dry Valleys. Le analisi geochimiche effettuate nel corso di diverse campagne di monitoraggio indicano un incremento marcato del degassamento del suolo, con il flusso medio di anidride carbonica passato da 1,73 grammi per metro quadrato al giorno registrati nel 2020 a 9,49 nel 2025, segnando un aumento di circa cinque volte e mezzo, mentre il valore massimo misurato è cresciuto nello stesso arco temporale da 11,36 a 72,99 grammi giornalieri.  

 

Veduta aerea della Taylor Valley, nelle McMurdo Dry Valleys, una delle principali aree libere dai ghiacci dell’Antartide e sito delle campagne SENECA e SENECA 2 (credit: Alessandra Sciarra-INGV-PNRA)

 

 

 

 

Commentando i risultati delle campagne di misurazione, il geochimico del CNR e associato di ricerca dell’INGV Livio Ruggiero ha spiegato: “Oltre alla presenza di maggiore CO2 nel 2025 rispetto al 2020 e al 2023, le campagne ripetute mostrano un cambiamento marcato e coerente del degassamento in specifiche aree della Taylor Valley. Ciò che emerge è che il permafrost antartico può essere attraversato da carbonio proveniente da sistemi molto più profondi. Questa indicazione impone di ampliare il modo in cui consideriamo il ciclo del carbonio in Antartide: non sussistono unicamente processi atmosferici, biologici e superficiali ma anche connessioni con il sottosuolo geologico e idrologico”.  

A determinare l’origine profonda dei gas sono state le analisi molecolari e isotopiche, che hanno permesso di escludere una genesi esclusivamente legata all’attività microbica superficiale. La prima ricercatrice dell’INGV Alessandra Sciarra ha sottolineato: “La firma isotopica, cioè l’impronta digitale chimica che rivela l’origine del carbonio, rappresenta uno degli elementi chiave del lavoro. I risultati dimostrano che una quota importante del carbonio rilevato nel suolo non è prodotta da microbi o vegetazione in superficie ma ha un’origine geologica profonda. Grazie alla combinazione di analisi chimiche e tracciamento isotopico siamo riusciti a ricostruire il percorso di questi gas che risalgono dalle viscere della Terra e riescono a filtrare fino in superficie attraversando il permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato”.  

 

Misura in situ del flusso di CO₂ dal suolo mediante camera di accumulo nella Taylor Valley. Le campagne ripetute hanno permesso di confrontare l’intensità del degassamento nel 2020, 2023 e 2025 (credit: Lucy Davidson-ANZ)

 

 

 

 

La complessità strutturale della valle, caratterizzata da sacche d’acqua ad alta concentrazione salina e da una fitta rete idrica sotterranea, fa da tramite per la risalita dei fluidi, sebbene gli autori precisino che non sia ancora possibile stabilire una relazione causale diretta tra l’incremento dei flussi e il riscaldamento superficiale del terreno, rendendo necessari ulteriori monitoraggi pluriennali e indagini geofisiche nell’ambito dei progetti del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. In merito alla portata complessiva della scoperta per la comprensione delle dinamiche ambientali del continente, il presidente dell’INGV e coautore dello studio Fabio Florindo ha concluso: “Questo studio mostra quanto sia essenziale osservare l’Antartide come un sistema integrato, nel quale atmosfera, criosfera, idrosfera e geosfera interagiscono tra loro. La capacità di combinare osservazioni di terreno, geochimica, analisi isotopiche e indagini geofisiche permette di riconoscere processi che fino a pochi anni fa erano difficilmente osservabili. È anche un risultato che conferma il valore della ricerca italiana in Antartide e l’importanza di programmi di lungo periodo capaci di tornare negli stessi luoghi, misurarne i cambiamenti e comprenderne i meccanismi”. 

 

 

Immagine di cover. Paesaggio della Taylor Valley, una delle McMurdo Dry Valleys, caratterizzata da vaste superfici prive di ghiaccio e da permafrost continuo (credit: Alessandra Sciarra-INGV-PNRA)

 

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