PISA – “La bozza ministeriale per le gare delle concessioni balneari è a tutti gli effetti solo e soltanto uno strumento che il governo mette a disposizione dei comuni perché vi sia uniformità di comportamento. Non confondiamo lo strumento con il presupposto. Prima di parlare di gare bisogna affrontare se esiste il presupposto giuridico che rende necessaria la selezione: la scarsità della risorsa”. A parlare è Gianluca Gambini, referente di Futuro Nazionale Pisa per il litorale pisano.
“La bozza del Mit prende come presupposto, con estrema chiarezza, la verifica della scarsità e contempla una ricognizione delle aree effettivamente utilizzabili e una ricognizione tecnica delle condizioni locali, considerando accessibilità, vincoli e caratteristiche della costa. È un passaggio decisivo. Chiediamo che il governo chiarisca come queste verifiche incidano sulle procedure. La scarsità non può essere liquidata con affermazioni generiche, né il suo accertamento ridotto a una formalità. Servono dati pubblici certi, una pianificazione costiera aggiornata e valutazioni fondate su criteri oggettivi, trasparenti e proporzionati, come richiesto dalla Corte di giustizia europea nell’ordinanza del 10 luglio 2026. La direttiva deve essere applicata nella sua interezza: la scarsità non è un’opinione ma una situazione di fatto che deve essere accertata. L’articolo 12 della direttiva è chiaro e preciso: prima si mappa la risorsa, poi si verifica se è scarsa e solo e soltanto se risulta scarsa serve il bando tipo. Quest’ultimo non sostituisce l’istruttoria della scarsità”.
“Ricordo che il governo aveva già fatto una ricognizione terminata con un documento nell’ottobre 2023 dove si certificava che il 67 per cento delle coste italiane balneabili era libero da concessioni e quindi ancora disponibile ad essere dato in concessione per dare nuovi posti di lavoro, dare occupazione anche in aree depresse o addirittura da bonificare. Quello che si prefigge la direttiva servizi è proprio questo: creare nuove opportunità, non sostituire un’azienda con un’altra azienda, non creare nuovi disoccupati a favore di altri interessati che nella maggior parte saranno poi grandi gruppi economici pronti a speculare sul lavoro di chi ha creato un’unicità come è il turismo balneare italiano”.
“La bozza ministeriale non può diventare un automatismo per mettere tutto a gara senza prima dimostrare, con dati pubblici e verificabili, che la risorsa sia effettivamente scarsa. Sul litorale pisano, come in gran parte d’Italia, esistono ampi tratti ancora liberi. La direttiva chiede di mappare, verificare e solo allora procedere. Qualsiasi scorciatoia produrrebbe solo incertezza per le imprese e rischio di concentrazione nelle mani di pochi grandi operatori – dice Gambini – Chiediamo al governo chiarezza sui criteri di accertamento della scarsità e sul peso che avranno le ricognizioni tecniche locali. Le spiagge sono un bene pubblico: il loro futuro non può essere deciso senza tutelare lavoro, qualità dei servizi e pluralità delle imprese”.
Alle parole di Gambini fanno eco quelle di Sergio Sighieri, noto imprenditore balneare del litorale: “Chi ha investito confidando nella continuità dell’attività deve trovare tutele concrete. Preoccupa il premio previsto per strutture alberghiere ed extra-alberghiere già concessionarie, confinanti o immediatamente vicine alla spiaggia. Perché attribuire un vantaggio competitivo legato alla posizione e all’integrazione di attività già esistenti? Vanno premiati i servizi concretamente offerti e la qualità della gestione, con criteri accessibili a tutti e rispettosi della parità di trattamento. Ancora più delicata è la possibilità di riunire più concessioni in un unico lotto. A Tirrenia, immaginare chilometri di spiaggia concentrati in due o tre affidamenti significa porre una domanda concreta: quali piccole imprese potrebbero sostenerne i costi e la gestione? Servono limiti agli accorpamenti e dimensioni compatibili con la partecipazione delle microimprese”.
Sui punti aperti della bozza, Sighieri prosegue: “Anche sugli indennizzi occorre chiarezza. La distinzione tra investimenti non ancora ammortizzati e equa remunerazione di quelli effettuati negli ultimi cinque anni lascia questioni aperte. Servono criteri di stima trasparenti, garanzie effettive sui pagamenti e sulle scadenze, oltre a un trattamento adeguato dei beni di proprietà degli uscenti. Quanto ai rilanci economici, pur contenendo il punteggio economico entro il 10% di quello tecnico, la bozza premia il rialzo sull’indennizzo e, per comprovate esigenze, anche sul canone. Gli impegni assunti devono essere sostenibili rispetto ai ricavi reali: offerte sproporzionate possono compromettere servizi, occupazione e pagamenti. Il piano economico-finanziario previsto deve essere sottoposto a una verifica rigorosa della sostenibilità dei rilanci“.
Gambini conclude: “Il governo ascolti i territori e corregga la bozza. Solo così si eviterà che una riforma nata per aprire opportunità finisca per chiudere quelle di chi da decenni lavora e investe sul litorale”.
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