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martedì 22 Settembre 2026
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Senatrici in minigonna contro Tajani e Vannacci: “Libere di vestirci come vogliamo”

Senatrici PD, Italia Viva, M5S e AVS in minigonna a Palazzo Madama martedì 22 settembre per protestare dopo le parole del vicepremier Antonio Tajani, Forza Italia, e dell’europarlamentare Roberto Vannacci, Futuro Nazionale.

Tajani, con successive scuse da New York, sulla ragazza a suo dire seria e affidabile che rispetto a quella affascinante “magari ha le gonne un po’ più lunghe di quell’altra“.

A Tajani ha fatto eco il generale europarlamentare Roberto Vannacci, che  “tra gonna lunga e gonna corta io preferisco senza gonna”

 

Protesta di opposizione a Palazzo Madama su iniziativa della capogruppo di Italia Viva al Senato Raffaella Paita, insieme alle senatrici di PD, AVS e Movimento 5 Stelle, in minigonna da Susanna Camusso a Simona Malpezzi, da Ilaria Cucchi a Valeria Valente, da Alessandra Maiorino a Cecilia D’Elia.

Raffaella Paita: “Questo è un gesto di libertà per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo. Crediamo che la libertà delle donne si misura da qualsiasi gesto di libertà, compresa la dimensione della gonna o qualsiasi altro gesto che le donne vogliano compiere senza essere giudicate dagli uomini”.
Poi Paita: “Pensavamo di aver già toccato il fondo con le dichiarazioni del ministro Tajani, che con un paternalismo d’altri tempi si è permesso di fare pagelle morali sulle donne in base alla lunghezza della gonna. Ma al peggio, purtroppo, non c’è mai fine quando entra in gioco il generale Vannacci. Le sue ultime affermazioni a Sky TG24 – in cui dichiara testualmente di “preferire le donne sempre senza gonna” – non sono solo una battuta di pessimo gusto, ma rappresentano l’ennesima dimostrazione di una totale mancanza di rispetto istituzionale e culturale nei confronti del genere femminile. È aberrante che un rappresentante politico riduca il dibattito pubblico e la figura della donna a un mero oggetto di gradimento e a banalità di stampo sessista. Ma che destra è questa? La presidente Meloni non dice niente neanche questa volta? Davanti a questa continua svalutazione delle donne, il silenzio di Palazzo Chigi è complice e assordante. Tra chi vuole decidere come dobbiamo vestirci per essere considerate “serie” e chi ci riduce a battute volgari camuffate da provocazioni, la maggioranza continua a offrire uno spettacolo desolante e retrogrado. Le donne non devono chiedere il permesso né a Tajani né a Vannacci su come presentarsi nella società. Meritiamo istituzioni che parlino di diritti, parità salariale e tutele, non che continuino ad alimentare stereotipi che credevamo superati da decenni. Vannacci si vergogni e Giorgia Meloni esca dal suo silenzio”.
Simona Malpezzi, Pd: “Quelle parole sono una dimostrazione del tant’è che il ministro Tajani si è poi giustificato e scusato ma la sua giustificazione è ancora peggio. Loro non si accorgono di cosa dicono perchè ce l’hanno dentro. Invece bisogna dimostrare che quelle frasi non sono accettabili”.

Valeria Valente, senatrice Pd, nel suo intervento in Aula: “A Tajani vogliamo dire che noi donne non viviamo per essere scelte dagli uomini. Nasciamo donne libere e siamo donne libere, se ne faccia una ragione il Ministro Tajani.

Il fatto ancora più grave è che, dopo che alle parole vergognose di Tajani, si sono aggiunte quelle ancora più vergognose di tale generale Vannacci. Ma non è finita qui: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha pure provato maldestramente a difendere Tajani in Aula rispondendo alla senatrice Paita, cosa che non credo proprio rientri nelle facoltà della seconda carica dello Stato mentre siede nello scranno più alto del Senato della Repubblica.
Inoltre, una donna che ha detto di aver rotto il soffitto di cristallo ed è diventata premier, non ha preso le distanze, non ha sentito il bisogno di condannare queste parole e le ha liquidate a una ‘scivolata’.

Questa è la cultura della destra: considera ‘scivolate’ affermazioni gravissime. Una subcultura patriarcale che alimenta la violenza maschile contro le donne. Ecco perché votano quella legge elettorale contro le donne, ecco perché non hanno avuto il coraggio di approvare in via definitiva la legge sul consenso libero e attuale”.

CINZIA GORLA

© Riproduzione riservata

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