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Dal granchio blu alla formica di fuoco, quanto ci ‘costano’ le specie aliene

(Adnkronos) – Dalla cimice asiatica alla formica di fuoco, dal granchio blu alla zanzara tigre. In Italia di specie aliene ce ne sono circa 3700 ma ‘solo’ 5-600 sono considerate ‘invasive’, quindi, problematiche per la biodiversità, la salute o l’economia. Con danni difficili da quantificare; le stime degli esperti per il nostro Paese sono superiori ai 500 milioni di euro all’anno. Piero Genovesi, responsabile Fauna di Ispra e presidente emerito del gruppo specialistico dell’Iucn sulle specie invasive, spiega all’Adnkronos qual è l’impatto di fauna e flora esotiche e quali le strategie per affrontare una sfida che con la globalizzazione dei traffici e l’impatto del cambiamento climatico diventa sempre più urgente.  

Intanto, cosa si intende per specie aliena?
 

“Le specie aliene sono specie che l’uomo trasporta attivamente al di fuori del loro areale naturale – spiega Genovesi – Si tratta, quindi, di un fenomeno artificiale: a volte le portiamo intenzionalmente, come quando prendiamo un pappagallino dall’Africa o dall’Asia e lo liberiamo nelle nostre città; a volte le portiamo accidentalmente, ad esempio quando trasportiamo merci dal resto del mondo arrivano, con loro, anche gli insetti. C’è sempre un ruolo attivo dell’uomo”.  

Quand’è che sono considerate una minaccia?
 

“Tra il 10-15% delle specie aliene che noi conosciamo causano problemi alla biodiversità o all’attività dell’uomo, alla salute, alla nostra economia. Il pomodoro, la patata, i cipressi sono specie aliene che, ovviamente, non rappresentano un problema. Alcune, invece, come il granchio blu, la nutria, la zanzara tigre, causano impatti sulla natura o sulla nostra vita – osserva – E le chiamiamo ‘aliene invasive’. In Italia abbiamo circa 3700 specie aliene conosciute: 5-600 di queste provocano impatti negativi che possono essere molto seri: sono una delle prime cause di estinzione di specie al mondo, per esempio quelle liberate sulle isole, e, a volte, provocano gravi danni. E’ il caso del granchio blu o della cimice asiatica”.  

In che modo incidono i cambiamenti climatici?
 

“Le specie che si espandono in un’area a causa dei cambiamenti climatici non le consideriamo aliene; allo stesso tempo, però, le specie aliene, arrivate a causa delle azioni dell’uomo, possono insediarsi provocando problemi con più facilità per via del riscaldamento globale – prosegue – Ad esempio, nel Mediterraneo, uno dei mari che ha aumentato di più la propria temperatura a causa dei cambiamenti climatici, molte specie aliene di origine tropicale che sono entrate aiutate dall’uomo, come il pesce scorpione o il pesce coniglio, si stanno espandendo proprio perché il Mediterraneo si scalda; ciò permette a queste specie di arrivare più a nord di quanto non sarebbero potute arrivare qualche decennio fa. Quindi i cambiamenti climatici hanno un forte effetto su questo fenomeno anche se la causa principale sono gli spostamenti operati dall’uomo attraverso commerci, trasporti, turismo”. 

Qual è il trend di diffusione delle specie aliene in Italia?
 

“Sono in forte aumento – avverte – In Italia il numero di specie aliene è più che raddoppiato negli ultimi 30 anni e in tutto il mondo abbiamo visto una forte accelerazione negli ultimi decenni; questo fenomeno è legato alla globalizzazione dell’economia e quindi all’aumento di trasporti, commerci, turismo. L’Italia è più colpita di altri Paesi perché siamo al centro di tante rotte commerciali e anche perché il nostro Paese ospita ambienti molto diversi dove si possono insediare sia specie tropicali che quelle legate a climi più freddi”.  

Secondo la ‘Relazione sulle specie aliene in Italia: status, normativa e strategie di contrasto’ a cura di Ispra/Snpa, il numero medio di specie introdotte per anno è aumentato in modo esponenziale nel tempo, passando da 6 specie all’anno degli anni ’70, a 16 nello scorso decennio e arrivando a 25 specie all’anno nel decennio in corso.  

E’ possibile fare una stima dei danni arrecati?  

“I danni sono molto rilevanti. A scala mondiale, un lavoro che abbiamo fatto nel 2023 con centinaia di esperti in tutto il mondo ha evidenziato che gli impatti legati alle specie aliene complessivamente superavano i 420 miliardi di dollari. Un numero che in realtà è anche fortemente sottostimato. Quello che dà un quadro più realistico di questi impatti è che i costi quadruplicano ogni 10 anni”, sottolinea l’esperto. 

Le conseguenze sono rilevanti su diversi settori. Spiega l’esperto di Ispra: “Non solo sulle produzioni agroalimentari, pensiamo alla salute con l’arrivo della zanzara tigre o di altre zanzare che hanno provocato l’arrivo di tanti virus e arbovirus. Se pensiamo alle produzioni agro-pastorali, abbiamo l’esempio del granchio blu, che è costato oltre 50 milioni di euro, della cimice asiatica, per la quale il primo anno si sono stimati almeno 356 milioni di euro di danni alla produzione frutticola della Val Padana, e della Xylella. Non esiste una stima complessiva ma riteniamo molto probabile che i costi superino i 500 milioni di euro all’anno, non un numero basato su dati realmente esaustivi ma piuttosto una stima basata su alcuni casi su cui abbiamo dati”.  

Quali, dunque, le azioni da mettere in campo?  

“Suggeriamo di investire soprattutto in prevenzione, perché è di gran lunga la strategia più efficace. Ad esempio, con il trattamento delle acque di zavorra prima che le navi raggiungano i porti come previsto da una convenzione internazionale. O con le trappole per formiche nei luoghi a rischio, come i porti, per evitarne il trasporto accidentale con le piante o il terreno come avvenuto con la formica di fuoco arrivata in Sicilia qualche anno fa. Si tratta di una formica brasiliana che ha impatti sia sulla produzione agricola sia sul bestiame: nel sud degli Stati Uniti ogni anno si stimano 5-6 miliardi di euro di danni – conclude – Quindi la prevenzione è sicuramente la prima linea di difesa. Dopodiché, occorre essere più rapidi. Noi siamo purtroppo molto lenti nel mettere in atto misure di contrasto; quando segnaliamo nuovi arrivi di specie, bisogna intervenire molto rapidamente, rimuovendole nelle prime fasi in cui le registriamo, in questo modo i costi sono molto più contenuti e gli interventi molto più efficaci. La prevenzione e il trattamento rapido sono le forme più efficaci di intervento”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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