24.5 C
Lucca
lunedì 22 Giugno 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Produttività e natalità: lo studio GSSI sulle mPMI

(Adnkronos) – La stagnazione economica che caratterizza il sistema produttivo italiano da oltre un trentennio si manifesta attraverso una serie di crisi strutturali interconnesse, per lungo tempo analizzate come fenomeni indipendenti. I dati storici delineano un quadro macroeconomico complesso: la crescita della produttività aziendale risulta quasi azzerata dal 1995, i salari reali hanno subito una contrazione del 3% rispetto ai valori del 1990, il debito pubblico si attesta a 3.112 miliardi di euro con un costo annuo di soli interessi pari a 100 miliardi, e il tasso di fecondità è sceso nel 2024 a 1,18 figli per donna, contro una media dell’Unione Europea di 1,34. Per scardinare i modelli di analisi lineare e individuare le determinanti tecnologiche ed economiche di questo blocco, il 16 giugno scorso si sono riuniti a Rieti, presso lo spazio 100×Centro, i rappresentanti di istituzioni, imprese e mondo accademico in occasione del Tavolo Nazionale della Produttività, promosso dal Centro Studi ProduttivItalia. 

Il nucleo scientifico del confronto è coinciso con la presentazione in anteprima della ricerca intitolata “Quando la produttività frena la natalità: il caso delle mPMI in Italia”, sviluppata in collaborazione con il GSSI – Gran Sasso Science Institute de L’Aquila. L’indagine ha preso in esame un campione massivo composto da 6.828 comuni italiani e 51.447 osservazioni statistiche longitudinali nel periodo compreso tra il 2015 e il 2022. Sotto il profilo metodologico, l’innovazione principale dello studio risiede nell’applicazione di una rigorosa strategia computazionale a variabili strumentali, un modello matematico avanzato che ha permesso di isolare la direzione causale dei fenomeni, escludendo i fattori di disturbo. Gli output della ricerca dimostrano che la produttività totale dei fattori all’interno delle micro e piccole imprese esercita un impatto diretto sull’indice di fecondità locale: per ogni incremento di 1.000 euro di valore aggiunto per singolo lavoratore nelle mPMI, l’anno successivo si registra un aumento medio del 2% della fecondità, con un’incidenza statisticamente più marcata nei comuni interni e periferici. Lo studio evidenzia inoltre come i tradizionali interventi di welfare passivo, quale la sola dotazione di asili nido, non siano sufficienti a modificare i tassi di natalità in assenza di stabilità occupazionale per i giovani adulti. 

La transizione verso modelli di produzione a maggiore valore aggiunto impone una revisione profonda delle modalità di organizzazione del lavoro, un aspetto analizzato da Marco Travaglini, Presidente del Centro Studi ProduttivItalia: “La produttività non riguarda solo le macchine o i processi, ma riguarda come lavoriamo insieme, come comunichiamo e come costruiamo valore collettivo. È il primo vero problema sociale del nostro Paese. Parlare di produttività significa affrontare i nodi che pesano sulla vita delle persone: i salari reali, l’emigrazione dei giovani e il futuro del lavoro. Esiste un disallineamento profondo tra il mondo di che gestisce la tecnologia e la finanza e il mondo di chi produce ogni giorno sul territorio, prima causa della bassa produttività”. Secondo questa impostazione sistemica, la bassa efficienza italiana non dipende dalla quantità di ore lavorate, ma dalla carenza di investimenti in tecnologie abilitanti e nella formazione di competenze avanzate necessarie a trattenere il capitale umano qualificato. 

Nelle sessioni dedicate all’innovazione tecnologica, il dibattito ha evidenziato come la trasformazione digitale e l’adozione di architetture di intelligenza artificiale rappresentino le leve principali per invertire la tendenza alla stagnazione, specialmente nei settori a forte intensità di conoscenza come il manifatturiero avanzato, la chimica e la farmaceutica. La produttività come oggetto di ricerca e non solo come dato statistico è stata al centro del contributo del Professor Alessandro Giudici, Ordinario di Strategia Aziendale (Full Professor of Strategy) e Preside della Facoltà di Management presso la Bayes Business School. L’Italia, fatta di sistemi imprenditoriali iperlocali molto diversi tra loro, ha bisogno di politiche differenziate e di strumenti capaci di aiutare le imprese ad attrarre talenti, innovare e crescere. 

La trasformazione digitale è emersa come una delle condizioni decisive per questo salto di qualità. Gabriele Ferrieri, Presidente ANGI, ha richiamato il divario italiano negli investimenti in ricerca e sviluppo e la necessità di mettere i giovani al centro dei processi imprenditoriali. Innovare significa anche contrastare la fuga dei cervelli, favorire il ripopolamento dei territori e rendere la pubblica amministrazione più semplice, veloce e vicina a chi crea impresa. 

Il legame con l’economia locale è stato riportato al caso reatino da Marco Pezzopane, Presidente del Comitato Piccola Industria di Unindustria Rieti, che ha indicato nei settori a maggiore valore aggiunto, come energia, manifattura farmaceutica e chimica, possibili traiettorie per invertire il trend negativo di sviluppo. 

Tecnologie e intelligenza artificiale possono ridurre tempi amministrativi, standardizzare procedure e liberare energie per attività più qualificate. L’implementazione di algoritmi predittivi e strumenti di automazione nei processi delle mPMI e degli studi professionali consente di ridurre drasticamente i tempi delle procedure amministrative ripetitive, standardizzando i flussi di lavoro ordinari e liberando risorse cognitive ed economiche da allocare su attività a più alto valore strategico. Tuttavia, come sottolineato dagli esperti di teoria dei sistemi e governance dei dati presenti al tavolo, l’introduzione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di monitoraggio satellitare per i territori complessi, come l’area appenninica, richiede lo sviluppo di una solida infrastruttura logica di backend e l’ampliamento della capacità critica della dirigenza, per evitare che la frammentazione amministrativa neutralizzi l’efficacia degli investimenti in ricerca e sviluppo. 

I contributi emersi durante l’incontro confluiranno in un documento strategico multidisciplinare che integrerà altri sette filoni di ricerca attivi con diversi atenei italiani, focalizzati sulla digitalizzazione con il Politecnico di Milano, la sicurezza sul lavoro con l’Università La Sapienza, l’innovazione con l’Università della Tuscia e lo sviluppo dei servizi con l’Università del Molise. Questo piano d’azione complessivo, interamente basato su evidenze empiriche e dati econometrici standardizzati, verrà formalmente consegnato alle istituzioni e al prossimo esecutivo di governo come schema di policy per la pianificazione degli investimenti infrastrutturali e industriali del Paese. 

tecnologia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Lucca
nubi sparse
24.5 ° C
24.6 °
24.5 °
59 %
0.5kmh
35 %
Lun
37 °
Mar
33 °
Mer
30 °
Gio
30 °
Ven
31 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS